Tra il serio e il faceto, Cronaca e Società, Cultura23 September 2006 12:33 pm

...dello scrittore.

Uno scrittore affermato guadagna 17,5 euro l’ora, un idraulico 166,6. E’ quanto emerge dalla comparazione fra due mestieri fatta da Caterina Soffici per il «Giornale». Si arriva infatti al magro mensile di 1.540 euro per lo scrittore e a quello di 14.660 euro dell’idraulico: differenze di reddito che inevitabilmente producono differenze di civiltà.

Insomma, scrittori best seller eslusi, la categoria se la passa maluccio. La Soffici ritiene così di spiegare perché «l’idraulico ha la casa al mare, viaggia minimo in SUV e fa le vacanze ai tropici mentre lo scrittore affermato no».

Ma il dubbio rimane: perché tutti vogliono fare gli scrittori e non si trova mai un idraulico? Domanda ingenua, se prima di porsela non si pensa a dove mettono le mani gli uni e a dove le mettono gli altri.
Anche se poi, in fin dei conti, quello che si tocca è lo stesso.

Tecnologia, Tra il serio e il faceto10 August 2006 11:25 am

Otto suggerimenti per un delitto moderno

Musica portatile, gioie e dolori della tecnologia. Del secondo filone, interessante l’idea di Kevin Fleming, che dal sito di McSweeneys propone di utilizzare l’iPod Nano di Apple (particolarmente adatto allo scopo per le sue dimensioni ridotte) non per ascoltare musica, bensì per uccidere qualcuno.

Gli otto suggerimenti proposti da Fleming spaziano dal classico dell’omicidio rivisto in chiave digitale (rompere l’iPod usandone il vetro come un rasoio, usare il cavo delle cuffie per strangolare la vittima) a qualcosa di più esotico e retrò (creare con una calza una moderna mazza medievale, usare l’iPod come punta di lancia in una trappola stile Indiana Jones).

Non mancano neppure idee più originali, come il disturbare fatalmente la guida della vittima usando lo schermo dell’iPod per riflettere a dovere i raggi del sole (sistema utile anche nei concerti, per azzittire un cantante particolarmente inviso) oppure minare irrimediabilmente i pasti altrui, sbriciolando la batteria al litio dell’iPod nella bustina dell’amato té della vittima o nascondere il caino aggeggio in un piatto di lutefisk (merluzzo lasciato nella soda a marinare) durante la tradizionale “Norsefest Lutefisk Eating Competition” di Madison, Minnesota. In Italia non c’è, ma ci sono sempre altre feste goderecce.

Per chi preferisse qualcosa di meno truce, invece, rimane la possibilità attirare il malcapitato nella trappola, scaricando nell’iPod Nano “We’ve Only Just Begun” dei Carpenters, sfidandolo ad ascoltarla un centinaio di volte di fila.

Caro, vecchio, iPod Nano.

Spettacolo, Tra il serio e il faceto6 August 2006 2:08 pm

Dopo i misteri di Dan Brown, quelli di Cesara (Buonamici)

Che molto spesso un tormentone non è altro che un tormento molto grosso, lo sapevo. Che è l’estate la stagione in cui i tormentoni spuntano come funghi sotto gli ombrelloni, anche. E che ogni tormentone, passata la buriana, svanisce come non fosse mai esistito, pure. Ma che il tormentone dell’estate 2006, il dubbio amletico degli italiani già impegnati con i misteri del Codice da Vinci, fosse l’occhio destro della Buonamici, questo, lo ammetto, non me lo aspettavo. Né mi aspettavo di ricevere una e-mail, che chiedeva lumi, a me, come fossi - e non lo sono - un frequentatore delle cene di casa Buonamici, tra prefetti e capi di Stato maggiore. Ma, perché non si dica che questo blog è culturalmente snob e considerato che la cosa aveva incuriosito anche me (lo confesso e me ne pento) tanto da saperne la ragione, ne faccio un post, non foss’altro che per rimpolpare la scarna sezione dedicata al faceto.

Cesara Buonamici, conduttrice dell’edizione serale del TG5 e una delle poche superstiti tra le mezzebuste italiane, già famosa per il suo look, comprensivo di collane tigrate e chioma vaporosa, da qualche mese interroga l’attento telespettatore italiano con un’inedita mezza paralisi facciale, che - senza entrare in particolari - le deforma l’occhio destro in maniera più che evidente.

Tra le ipotesi più gettonate e maliziose stavano un auto-botox finito male, modello Lecciso bionda, o un lifting da KO. Ma a dipanare la matassa estiva e a rassicurare i telespettatori in avanzata fase di insonnia ansiosa, è scesa in campo la stessa protagonista, che ha affidato ad un comunicato stampa la verità: nevralgia del trigemino, con conseguente assunzione di anestetici, che le hanno bloccato temporaneamente la faccia.

«Ringrazio di cuore tutti coloro che si sono preoccupati per me», ha dichiarato la telegiornalista al TgCom, «ma davvero non c’è motivo per cui stare in ansia. Prevedo di tornare in forma in breve tempo». Per poter condurre il TG5, la signora Buonamici, facendo invidia allo Stakanov di staliniana memoria, si è pertanto dovuta imbottire di anestetico ed è apparsa in TV meno ruspante del solito.

La sindrome del trigemino è considerata una delle malattie più dolorose che esistano, ed è significativamente denominata tic douloureux. Per gli interessati, sappiasi che colpisce il quinto nervo cranico (il trigemino, appunto) e causa episodi di dolore intenso e bruciante nelle aree della faccia dove si irradia il nervo. Il malanno è più frequente dopo i 40 anni di età e si acuisce con i cambi di stagione.

Si tranquillizzino quindi i fan e chi già la vedeva con la bandana all’occhio e un pappagallo sulla spalla. Questione di tempo. O almeno questa è la versione ufficiale. E il mistero da ombrellone si infittisce.

Tra il serio e il faceto, Cronaca e Società2 August 2006 2:12 pm

Professori tremate, le pagelle sono arrivate

Tempo d’estate, di vancanze e di… pagelle. Chiuse le scuole e finite le lezioni universitarie è il tempo di dare i voti, e non solo agli studenti.

Negli atenei italiani accade in veste ufficiale già da diversi anni, dove i professori sono sottoposti a giudizi sul proprio operato. Promossi o bocciati sulla base della puntualità alle lezioni, della capacità espositiva e della disponibilità al dialogo con gli allievi, troppo spesso sottovalutata in veste didattica. Voti per nulla privi di conseguenze, dato che lo stesso Ministero ha obbligato le università alla loro distribuzione agli studenti commisurando i risultati all’assegnazione dei fondi ministeriali stanziati di anno in anno.

Ma ora, con la “complicità” del Web, gli studenti vanno al di là, stilando classifiche in grado di far tremare i prof di mezzo mondo. “Rate my teachers” altro non è che un sito gratuito che consente ad alunni e genitori di esprimere un giudizio sull’operato dei propri docenti. Per far ciò è sufficiente registrarsi e indicare la scuola di appartenenza, e dopo aver individuato il nome del docente da “giudicare” si esprime un voto in una scala da 1 a 10 sulla base del livello di difficoltà delle interrogazioni e degli elaborati svolti in classe, della chiarezza delle spiegazioni e dell’approccio umano nei confronti degli allievi. La media dei voti espressi darà la valutazione globale. Ai migliori e peggiori insegnanti (e scuole) saranno dedicate due speciali classifiche: per i migliori la “Hall of Fame” e per i “rimandati” la “Wall of Shame”.

Sempre dallo stesso sito è anche possibile scaricare una locandina stampabile da affiggere nella bacheca scolastica che dice grosso modo: «La voce degli studenti non può più essere ignorata. RateMyTeachers vuole migliorare il sistema scolastico dando la possibilità agli studenti stessi di apprezzare l’operato dei professori meritevoli e penalizzare quelli che non svolgono bene il proprio lavoro. Sostieni i tuoi diritti e iscriviti al nostro sito».

Operazioni pubblicitaria? Provocazione? I docenti nel frattempo si sono ribellati al sistema, etichettandolo come dannoso, fazioso e spesso anche oltraggioso. Per ora il sito non contempla l’Italia, ed è attivo solo per le scuole di Stati uniti, Canada, Inghilterra, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda e India. Gli italici docenti sono avvisati.

Letteratura e libri, Tra il serio e il faceto5 July 2006 10:37 am

Gran Loggia dei Puffi

I Puffi, simpatici “ometti blu” creati dal belga Peyo (al secolo Pierre Cullifford) in una striscia del 1958, sarebbero in realtà una metafora della massoneria, una loggia segreta della quale il profano Gargamella, che non sarebbe membro della massoneria, cerca di carpire i segreti.

A sostenerlo è Antonio Soro, noto studioso di scintoismo, in un curioso libro dal titolo I Puffi, la “vera” conoscenza e la massoneria (EDES - Editrice Democratica Sarda, 2005): i Puffi rappresenterebbero un esoterismo massonico di natura gnostica che la massoneria moderna, imboccata la via del razionalismo, avrebbe in gran parte smarrito. Nostalgica polemica intra-massonica?

Nel suo percorso per dimostrare questa tesi, Soro parte dai colori della puffesca livrea, primo indizio del coinvolgimento massonico. Il blu è infatti il colore “pneumatico” dei figli del Dio misterioso nelle scuole gnostiche antiche, mentre il berretto bianco rappresenterebbe la purezza cui lo gnostico aspira. Il Grande Puffo, manco a dirlo, sarebbe il “Maestro di Loggia”, vestito – solo lui – con cappuccio e pantaloncini rossi, che rimanderebbero al fuoco dello Spirito e alla simbologia del grado massonico dell’Arco Reale. Se si esclude l’unica femmina, i Puffi sono novantanove, come i gradi di certe massonerie esoteriche e come i saggi vestiti di bianco nella “Nuova Atlantide” di Francesco Bacone, opera che influenzò notevolmente i primi massoni britannici.

Il secondo indizio sarebbero le case dei Puffi: simili a funghi, anzi ad un fungo particolare, l’amanita muscaria, che può essere velenoso. L’iniziato massonico è chiamato a trasformare il veleno in elisir di rigenerazione.

In più, a ben vedere, non si può negare come i Puffi non siano uomini dfatti e finit, bensì poco più che mostriciattoli nasuti e dotati di coda. Nell’interpretazione di Soro questo aspetto è il prodotto della trasformazione in quelli che una vasta tradizione esoterica chiama “pre-adamiti”, esseri vissuti prima di Adamo in uno stato edenico primordiale. E così, come già prima del caos linguistico causato successivo all’episodio biblico della Torre di Babele non era necessario un vocabolario completo, anche nell’edenico stato dei Puffi ci si comprende con poche parole: così il verbo “puffare” sostituisce quasi tutti i nostri verbi, sia nel volersi “puffare una mela” che nel volersi “puffare Puffetta”.

Una vera e propria “Gran Loggia dei Puffi”, insomma, dove l’iniziazione è per sempre (come i diamanti De Beers): se il Puffo Selvaggio è voluto uscire dal villaggio dei Puffi (la “Gran Loggia”) per andare a vivere nella foresta (il mondo profano e arretrato, fuori della massoneria), la porta per lui «rimane sempre aperta, perché egli è sempre – e sempre rimarrà – un Puffo».

E come in un Gran Loggia che si rispetti, non mancano né il supporto cosmologico (nel caso dei Puffi sarebbe la cosmologia gnostica degli Ancients – e non, per usare terminologie massoniche settecentesche, secondo il razionalismo illuminista dei Moderns), né le minacce esterne, simboleggiate da Gargamella. Questi sarebbe infatti il profano, che cerca di entrare nel villaggio-loggia per penetrarne i segreti, senza però mai riuscirci, perché la Gran Loggia rimane chiusa al non iniziato. Gargamella è vestito di nero, il che per Soro sta a rappresentare una “toga ecclesiastica”, da prete o da rabbino ortodosso anti-massonico: «Il Gargamella prete/rabbino è implacabile cacciatore della sapienza massonica, perché la sua tradizione non possiede più quella conoscenza capace di rinnovare l’uomo, di trasfigurare la banale realtà ilica in dorata realtà pleromatica. Egli combatte la massoneria ma allo stesso tempo ne ha bisogno, deve carpirne i segreti da tradurre in una pastorale, per non perdere la base dei fedeli». E per insidiare la Gran Loggia dei Puffi, l’antagonista cerca di rompere l’”androginia divina” che regna nel villaggio del Grande Puffo, introducendovi l’elemento femminile, Puffetta, l’unica Puffa femmina, come nel mito gnostico dalla caduta di Sophia.

E’ bene sollineare come l’opera di Soro nasca da una simpatia per i Puffi: se la si prende troppo alla lettera si rischia di cadere nei rischi che Umberto Eco collegava alla “interpretazione infinita”. Ma i capolavori – e i Puffi, nel piccolo del loro genere, lo sono – sono tali appunto perché sono aperti ad una pluralità di interpretazioni: da villaggio di manichei a rappresentazione delle prime comunità di cristiani, dove Gargamella e Birba diventano Nerone e i leoni del Colosseo (come sostiene Roberto Beretta in un articolo del 27 aprile 2006 apparso sull’Avvenire), le chiavi di lettura si sprecano, e il cappuccio dei Puffi si trasforma nel berretto frigio dei Re Magi, dei sacerdoti caldei e degli adepti dei culti mitraici…

E se in ambito religioso gli accostamenti appaiono già precari, ben più inquietante appare il parallelo tracciato con le creature alte “due mele o poco più” e il nazismo: Gargamella sembra possedere le caratteristiche caricaturali del rabbino (naso adunco, gobba, veste lunga nera), il suo gatto, nella versione inglese, porta il nome ebraico di Azreal, l’angelo della morte, e i puffi praticano forme nazi-platoniche di eugenetica integrale, tutti impegnati a conformarsi fisicamente all’ideale del perfetto Puffo, incarnato da Puffo Forzuto, successore al tempo stesso Faust, Sigfrido e Arbeiter jungeriano. Puffetta è l’unica donna: perfetta ariana, bionda e con gli occhi azzurri.

Non mancano, infine, interpretazioni tutte italiane. Con immenso successo di pubblico, la serie televisiva dei Puffi è andata in onda per la prima volta in Italia all’inizio degli anni Ottanta, contribuendo al lancio delle allora neonate reti Mediaset. E l’elevato gradimento popolare del cartone fu proprio uno degli argomenti che indusse a superare molti degli ostacoli legislativi nello sviluppo delle TV private. Insomma, Forza Italia era di là da venire, ma un popolo azzurro esisteva già.

Ma per chi invece si interessa di cose massoniche, il quesito di Soro rimane: riuscirà Gargamella a “puffare la massoneria”? A giudicare da certe tristi considerazioni dell’autore sulla massoneria razionalista di oggi, sembrerebbe che la risposta sia già implicita e che Gargamella in gran parte se la sia già puffata.

Letteratura e libri, Tra il serio e il faceto29 June 2006 8:28 am

L'irto alemanno

«Federico Barbarossa, aveva gli occhi celesti come un crotalo, le mani bianche come un totano, e la barba rossa come una tartina di salmone. Era stato educato nell’arte militare, ma conosceva il latino, la storia e la geografia e andava sempre a caccia con il suo falco, che pure lui conosceva bene il latino, la storia e la geografia. Con il tempo si appassionò molto alla cucina: gli riuscivano particolarmente bene i tortellini»

E’ uno stralcio tratto da un breve racconto che promette di accumunare due “categorie” all’apparenza inconciliabili: gli appassionati di storia e gli amanti di letture divertenti: è “Corsi e ricorsi” di Gianni Gandini (qui in versione integrale), che con questo scritto è risultato terzo classificato nella sezione narrativa del Premio Vittorio Tolasi (Orzinuovi, 2002).

Il testo sa unire interpretazione comica e fatti storici reali nello svolgimento di un elaborato su Federico I da parte di un immaginario candidato.

Da leggere, se non altro come divertente biografia “alternativa” sul controverso imperatore.

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