Cronaca e Società26 September 2006 4:12 pm

Scomunica latae sententiae per Milingo e quattro vescovi sposati

Si avvia (forse e finalmente) al termine l’annosa vicenda di Monsignor Emmanuel Milingo, già assurto agli altari della cronaca per essersi sposato secondo il rito di una setta e autore di vari “fughe” da conventi e chiese, l’ultima da Zagarolo, nei pressi di Roma, dove viveva e celebrava messa. In queste ore il Vaticano ha annunciato di aver iniziato la procedura di scomunica per Milingo a causa della «condizione di irregolarità e di progressiva aperta rottura della comunione con la Chiesa».

L’ultima sfida di Milingo alla gerarchia ecclesiastica è stata l’ordinazione di quattro vescovi sposati, come lui facenti parte di quella che la Chiesa definisce come «una nuova associazione di sacerdoti coniugati» che sta seminando «divisione e sconcerto tra i fedeli». Nella nota della Santa Sede si legge come, insieme ai quattro neo-vescovi «è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal Canone 1382 del Codice di diritto canonico».

L’ordinazione della discordia è avvenuta ieri a New York, dove Milingo ha ordinato quattro nuovi “vescovi sposati”, appartenenenti al movimento «Married Priests Now» fondato negli Usa nel luglio di quest’anno dallo stesso arcivescovo.

Se in passato il caso-Milingo era legato alle cosiddette “messe di guarigione”, agli esorcismi di forte impronta africana ma che avevano trovato un forte consenso anche in Italia, dopo il matrimonio contratto con Maria Sung, avvenuto nell’alveo della setta del reverendo Moon, Milingo torna ora all’attacco entrando in diretta collisione con il Vaticano e rompendo in modo esplicito la regola del celibato, mentre proprio questa norma è oggi al centro di numerosi e accesi dibattiti.

Spettacolo, Letteratura e libri, Cronaca e Società, Politica 11:49 am

Siamo in guerra! Voi ci state?

George Bush afferma che gli americani pregano per lui, mentre l’America del suo “terzo risveglio” di religiosità assomiglia sempre più ad una democrazia teocratica. Eppure, nella stessa America, Jesus Camp, documentario che racconta la realtà dei campeggi estivi per bambini evangelici, diventa un affare da milioni di dollari, insieme al libro Lettera ad una nazione cristiana, la terza pubblicazione più venduta in Internet.

Un tam-tam che dalla proiezione al Tribeca Festival fino all’uscita nelle sale, ha condotto il documentario di Heidi Ewing e Rachel Grady al centro di una discussione sulle pulsioni ultrareligiose dell’amministrazione Bush: il film descrive, infatti, la storia di tre bambini, seguiti durante la loro vacanza di “addestramento religioso” al campeggio “Kids on Fire” di Devils Lake, in North Dakota, tra attività ricreative che spaziano da sessioni di preghiera davanti a un’immagine del presidente degli Stati Uniti per la fine della pratica abortiva a veri e propri indottrinamenti: durante il film, la religiosa evangelica Becky Fischer, fondatrice del campo, chiede gridando ai suoi allievi in tuta mimetica: «Siamo in guerra! Voi ci state?». Un lavaggio del cervello da far invidia alle madrasse islamiche.

Aperte le porte di un mondo nascosto agli occhi dei più, le polemiche non si sono fatte attendere. E allora, alimentate da un fitto passaparola su Internet, le voci su Jesus Camp montano e ne fanno un vero e proprio caso, che scatena le furie del reverendo evangelico Haggard, capo spirituale di 30 milioni di fedeli, che sferra il suo attacco contro il documentario: «E’ propaganda dell’estrema sinistra, che demonizza gli evangelici».

Ad gettare benzina sul fuoco arriva ora anche Lettera ad una nazione cristiana, e parallelamente all’uscita del documentario scoppia anche un caso editoriale. Il pamphlet di Sam Harris, si pone l’obiettivo di «armare tutti gli americani ragionevoli» di argomenti potenti per combattere la destra teo-con, i neoconservatori Usa di forte impronta religiosa.

«Il presidente degli Stati Uniti ha più volte affermato di essere in dialogo con Dio - scrive Harris nel suo libro - Se avesse detto che parla con Dio attraverso un asciugacapelli, sarebbe un’affermazione da emergenza nazionale. Io non vedo come l’aggiunta di un asciugacapelli renda la sua affermazione più grottesca o offensiva».

Dopo un’uscita in sordina, rimbalzando sul web di sito in blog, quello di Harris è diventato in poche ore il terzo libro anti-Bush più venduto su Amazon.com, preceduto solo dal libro del presidente Hugo Chavez e da La più grande storia mai raccontata: declino e caduta della verità dall’11 settembre a Katrina del famoso opinionista del New York Times Frank Rich. Il nuovo sogno americano (anti-Bush).

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