
«Yashim buttò indietro la testa quando il chiaro di luna sgorgò da uno squarcio fra le nuvole. Gli sembrò, mentre posava le mani sulla corteccia, che l’albero fosse più alto di quanto ricordava: i rami neri e contorti si protendevano verso il cielo, un intreccio di fronde così fitto e vertiginoso da riuscire impenetrabile anche ai raggi lunari. I giannizzeri lo avevano eletto a loro albero».
Nasce un nuovo, grande personaggio. 1836: nella Istanbul imperiale, stanca capitale del mondo, Yashim deve scoprire che cosa si nasconde all’ombra del famigerato «albero dei giannizzeri». Una serie di omicidi misteriosi scuotono il Palazzo. Una giovane circassa dell’harem, quattro cadetti della Nuova Guardia che da qualche tempo ha sostituito i giannizzeri, sciolti dopo la loro rivolta di dieci anni fa. Proprio ai giannizzeri, alle loro tradizioni mistiche e feroci, sembra condurre l’indagine di Yashim, eunuco di corte, mentre l’incubo degli incendi torna a impaurire la grande città sul Bosforo.
La figura di questo singolare detective si muove in un mondo vario e cosmopolita, tra ambasciatori stranieri, dark ladies, assassini efferati ed efficienti, magnifici travestiti, artigiani, sette religiose sufi, soldati combattuti tra l’invidia dell’Occidente e la nostalgia delle vittoriose armate ottomane. Mentre la città lentamente sprofonda tra gli incubi del passato e la paura del futuro, e forse ci vuole qualcosa di grosso, ma veramente grosso, per risvegliarla…
Un libro sorprendente per lettori dal palato fine e dalle precise caratteristiche: amore per i gialli e le riscotruzioni storiche (anche se, a onor del vero, quella del libro non è molto precisa, avendo l’autore optato per un riuscito equilibrio tra didattica senza pedanteria e fiction) e nessun pregiudizio sulla figura degli eunuchi (perché proprio di evirato trattasi il protagonista).
Jason Goodwin, capitolo dopo capitolo, ci accompagna in un mondo vivo e pulsante, fatto di vie, odori, colori, suoni e luci della Istanbul della prima metà dell’Ottocento. La scelta è quella del capitolo breve, talvolta brevissimo, per dare un ritmo più rapido e intenso alla narrazione.
L’autore è rimasto stregato da Istanbul mentre studiava storia bizantina all’Università di Cambridge. Dopo il successo del suo libro A Time for Tea: Travels Through China and India in Search of Tea, ha intrapreso un pellegrinaggio di sei mesi in Europa orientale, raggiungendo Istanbul per la prima volta. Il viaggio è stato raccontato in On Foot to the Golden Horn: A Walk to Istanbul. Ha inoltre scritto Lords of the Horizons: A History of the Ottoman Empire.
Probabilmente incontreremo ancora “l’investigatore” Yashim in altre avventure, come promette la quarta di copertina. Ma intanto godiamoci questa, dal sapore esotico ma dallo stile occidentaleggiante, con una trama che può ricordare in alcuni punti un vero capolavoro del genere: Il Nome della Rosa.













