Letteratura e libri, Cronaca e Società15 September 2006 9:51 am

Il suo Alieno ha vinto.

“L’idea di morire non mi fa paura. Glielo confesso con serenità: al posto della paura io sento una specie di malinconia, una specie di dispiacere che offusca il mio senso dell’umorismo. Mi dispiace morire, sì. E non dimentico mai ciò che Anna Magnani mi disse tanti anni fa. «Oriana mia! Non è giusto morire, visto che siamo nati!» Non dimentico nemmeno che quell’ingiustizia è toccata a miliardi e miliardi di esseri umani prima di me, che toccherà a miliardi e miliardi di esseri umani dopo di me. Però mi dispiace lo stesso. Amo troppo la Vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la Vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali. Anche se si tratta d’un regalo molto difficile, molto faticoso. A volte, doloroso. E con la stessa passione odio la Morte. La odio più d’una persona da odiare, e verso chi ne ha il culto provo profondo disprezzo. Il fatto è che pur conoscendola bene, la Morte non la capisco. Capisco soltanto che fa parte della Vita, e che senza lo spreco che chiamo Morte non ci sarebbe la Vita.”
[Oriana Fallaci intervista sé stessa, di Oriana Fallaci]

La scrittrice e giornalista si è spenta la notte scorsa in un ospedale di Firenze. Aveva 77 anni. Da molti anni lottava contro un cancro da lei definiva L’Alieno. La scrittrice era ricoverata già da qualche giorno in un ospedale fiorentino dove, secondo sue precise disposizioni, la degenza è avvenuta nel più stretto riserbo. Alle sue esequie della Fallaci, per sua espressa volontà, parteciperanno solo la sorella con i nipoti.

Scrittrice controversa, mai politically correct, sempre schietta, la si amava o la sia odiava. Molte le polemiche e i dibattiti sollevati dai suoi libri e articoli pubblicati dopo gli attentati dell’11 settembre, in “difesa della cultura occidentale”, una posizione di netta contrapposizione al fondamentalismo islamico. Per tutta la vita aveva espresso opinioni anticlericali, ma negli ultimi anni si è avvicinata al Cattolicesimo, fino a dichiarare pubblicamente la sua ammirazione verso Benedetto XVI. Il 27 agosto del 2005 il Papa l’aveva ricevuta a Castel Gandolfo in udienza privata.

Nel marzo dello scorso anno, era stata promossa una raccolta firme per chiedere al Presidente della Repubblica di conferire alla Fallaci il titolo di senatore a vita. L’appello era stato sottoscritto da oltre 75.000 persone.

Lunga e avventurosa la vita di Oriana Fallaci. Ma è rimasto immutato in tutti gli anni di viaggi e di permanenza all’estero il suo amore per la Toscana. Una donna dura, combattiva e contrastata, che amava la sua Firenze di un amore sconfinato. Voleva morire a Firenze. Così è stato.

Letteratura e libri, Cultura 9:32 am

Rapporto incociliabile?

Tivù e intellettuali. La prima accusa i secondi di snobismo, i secondi la prima di essere in odore di immondizia. Con la nuova stagione dei reality ormai alle porte, perché quando si parla di televisione-spazzautra ad essi corre il pensiero, a riattizzare gli animi arriva l’ultimo libro di Sebastiano Vassalli, La morte di Marx e altri racconti, che conta ventuno apologhi con tanto di morale esplicita (gli autentici racconti hanno la morale implicita) che vertono sugli argomenti più disparati, dalle automobili, alla democrazia, dai reality show all’immigrazione clandestina e altri argomenti d’attualità.

Gradevoli da leggere e come spunti di rilflessione, paiono per la verità un po’ datati, in una sorta di “scoperta dell’acqua calda”. Inutile dire che innumerevoli scrittori hanno già raccontato questo mondo, su cui ormai rimane ben poco da dire.

Dei reality Vassalli si occupa nel racconto “Rocco del Grande Fratello”. La voce narrante è quella di Ketty, una commessa di supermercato, che racconta di aver incontrato Rocco, uno dei protagonisti della prima edizione del più popolare - e controverso - dei reality, e di avere provato una grande emozione. «Mi ha trafitto ma non credo che mi abbia vista. Non ho niente, io, che possa attirare l’attenzione di una persona famosa! Mi sono voltata, e ho visto Rocco che continuava a camminare in un’aureola di luce. Dove stava andando? Dove vanno gli uomini famosi quando camminano per strada?». Ketty, come è evidente, parla una lingua non realistica, stilizzata per gli scopi polemici dell’autore, che vuole sottolineare l’assurda notorietà che deriva dai reality e l’enfatica sottomissione delle masse.

Si va avanti per stereotipi, con Vassalli che non ha il tempo, o la voglia, di ascoltare le commesse vere: qui le commesse sono solo il soggetto di una parabola, come il figliol prodigo della Bibbia o il Candido di Voltaire.

La televisione, da parte degli scrittori, sembra sempre vista dalla luna, soprattutto quelle trasmissioni che più simboleggiano quella parte del mondo televisivo innegabilmente non sempre edificante: talk e reality. C’è sempre, sottinteso o meno, un sorrisetto, «sappiamo che questa è spazzatura… Dio mio dove siamo arrivati». C’è sempre, implicito o meno, il riferimento a una qualità artistica o umana tradita.

Romanzi, questi, forse lontani da quelli inclusivi delle origini aperti a tutte le barbarie e le sottoculture. Compito della letteratura è di capire, prima di risentirsi, scongiurando il rischio di inquinare anche la resistenza morale contro la deriva consumistica e post-moderna con un inutile e dannoso apriorismo apocalittico e nevrotico.

Sebastiano Vassalli, LA MORTE DI KARL MARX E ALTRI RACCONTI
Ed. Einaudi, 2006 - 186 pagine
Prezzo di copertina: € 16,50

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