Otto leggende, otto morti misteriose, un libro.

«Se si esclude l’impossibile, quel che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità». Questo libro sarebbe piaciuto all’infallibile Sherlock Holmes, celebre creatura della viva letteratura di Conan Doyle. Si intitola Elvis è vivo!, ed è un’indagine su otto divi, tutti più o meno misteriosamente scomparsi: Marilyn Monroe (morta nel 1962), Luigi Tenco (1967), Jim Morrison (1971), Bruce Lee (1973), Pier Paolo Pasolini (1975), Elvis Presley (1977), John Lennon (1980) e Kurt Cobain (1994). L’autore, Massimo Polidoro, è tra i fondatori del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale.

Otto incartamenti spinosi, una ricognizione rigorosa ma non asettica: «Non volevo limitarmi agli aspetti legali o di polizia scientifica», scrive Polidoro. «Ho deciso di raccontare le vicende di otto icone partendo ogni volta dalle circostanze della morte per ricostruire, a ritroso, tutta un’esistenza, fino a giungere al momento fatale».

Davvero Marilyn Monroe si uccise, o rimase vittima di un complotto dei Kennedy? Fu vero suicidio quello di Tenco? Era solo, Pino “la Rana” Pelosi, quando fece scempio del corpo di Pier Paolo Pasolini? Misteri che hanno traversato i decenni, tuttora alimentati da leggende e da una sconfortante serie di errori di base: indagini sbadate, autopsie frettolose, insabbiamenti e contaminazioni delle scene del crimine. Il cadavere di Tenco, prima spostato e poi riportato nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo; le testimonianze contraddittorie della cameriera di Marilyn; il corpo senza vita di Jim Morrison, trovato nella vasca da bagno della sua casa parigina e sepolto di nascosto a Père Lachaise. L’evaporazione muscolare di Bruce Lee, la consunzione esistenziale di Kurt Cobain.

Ognuna di queste icone aveva corteggiato o comunque sentito la morte, dal «siamo tutti in pericolo» di Pasolini all’«odio me stesso e voglio crepare» di Cobain. Elvis, come Marylin, inseguì l’oblio. Dal canto suo, Bruce Lee, il “Piccolo Drago”, morì tre volte: per una probabile allergia da cannabis, che provocò un edema cerebrale. Per la sua bara che si ruppe durante il funerale, inequivocabile prova secondo gli orientali che la sua anima non riposava in pace. E tramite il figlio Brandon, vent’anni dopo, ucciso accidentalmente durante la lavorazione de Il corvo: la fine che Bruce aveva profetizzato in L’ultimo combattimento di Chen.

Per la società, il vuoto lasciato dai miti che muoiono è incolmabile, tanto da volerli immaginare, nonostante tutto, vivi: ecco perché «Morrison non è morto». Ecco perché «Elvis è vivo», celato sotto lo pseudonimo John Carpenter e dietro un lavoro come agente antidrogadell’Fbi. La «verità delle emozioni», come la chiama Polidoro, non può accettare l’idea che qualcuno fuori dal comune sia morto per una casualità, e nulla diventa più credibile dell’incredibile.

«Tra varie spiegazioni possibili, quella più semplice ha maggiori possibilità di essere vera». Questo libro sarebbe piaciuto anche a Guglielmo Ockham, inventore dell’omonima “teoria del rasoio”. Fatti alla mano, le ipotesi più probabili sono quelle meno misteriose: Marilyn è morta per overdose di Nembutal, l’abuso di tranquillanti fu fatale al cuore appesantito di Elvis, “Re Lucertola” Morrison fu ucciso dall’eroina della compagna. Cobain morì di sé stesso, Lennon non fu ammazzato da un improbabile sicario dell’Fbi ma dalla follia isolata di un fan. Eppure tutto questo, e Polidoro lo ha ben chiaro, non basta per fugare ogni dubbio o per alleggerire le colpe dei vivi, ad esempio chi in quel Sanremo di quasi quarant’anni fa se ne fregò del «cantautore triste».

Elvis è vivo! si chiude con un regalo ai fan dei Beatles, relativo alla leggenda secondo cui Paul McCartney sarebbe morto il 9 novembre 1966, decapitato in un incidente stradale, da allora e fino ad oggi sostituito da un sosia. Si sa, le “prove” abbondano.

Massimo Polidoro, ELVIS E’ VIVO! Un’indagine sulle “strane morti” dei divi
Ed. Piemme, 2006 - 431 pagine
Prezzo di copertina: € 17,90