11 settembre: ripensare l’apocalisse

Cinque anni dopo l’attentato, finita la grande onda emotiva, è tempo di bilanci. Due guerre, due regimi caduti, il cambio totale degli equilibri nel Medio Oriente, attentati terroristici portati nel cuore delle grandi città europee. Un mondo diverso, che scopre nel modo più terribile - vivendole - la propria insicurezza e le proprie paure.
Dopo la grande infornata film, fiction, documentari, un fumetto e libri di ogni tipo, farciti di analisi, ipotesi e dietrologie, cinque anni dopo l’11 settembre 2001 è tempo forse di cedere la parola alla ragione più che al dolore, alla letteratura più che al pamphlet. Nuove direzioni e nuovi interpretazioni ben riassunte in tre libri, certo non gli unici sull’argomento.
La responsabilità Islamica. L’Islam, religione del terrorismo o fede mal interpretata (o interpretata di convenienza)? Un Islam vissuto come paradossale rivoluzione, anche generazionale, da larghe fasce di giovani, in una sorta di “trasgressione” nei confronti di genitori ritenuti troppo blandi nella fede o troppo coinvolti nella decadenza della civiltà occidentale che li ospita. Questa una delle tesi trattate nel breve libro La parola e la bomba di Kureishi Hanif, scrittore anglo-pakistano, vittima del razzismo a Londra negli anni Sessanta, affascinato dalle opere di Baldwin e di altri scrittori neri americani, ma sospettoso nei confronti dei movimenti più radicali come quelli di Malcolm X e Elijah Muhammad. Un viaggio nelle moschee londinesi, un’analisi dei pregiudizi delle scuole fondamentaliste, il confronto-scontro tra un padre ossessionato dalla sua stessa rigidità mentale e un figlio che ha sposato le tesi integraliste. Una condanna netta ad ogni estremismo la sua, pur avendo il coraggio di coglierne le ragioni, risalendo fino al passato coloniale dell’Occidente e soffermandosi sul vuoto ideologico lasciato dal crollo dei regimi socialisti.
La morte della normalità. Era altrettanto necessario attendere cinque anni perché qualcuno come Jay McInerney riuscisse a elaborare il lutto scrivendo un romanzo come Good life. L’11 settembre è lo spartiacque che compare a pagina 91, a cambiare radicalmente la vita di due famiglie della New York che conta: ricchi, colti, travolti dal vortice di una vita mondana che si svolge in un’atmosfera elegante e ovattata, tra feste di beneficenza, incontri salottieri di uomini d’affari. Corrine e Russell Calloway hanno due figli nati da una fecondazione artificiale in cui è stata coinvolta la sorella di lei, la bella e disinibita Hilary. Sasha e Luke McGavock hanno una figlia ribelle, Ashley, che ha fatto il suo ingresso nel pericoloso giro delle nuove droghe. Un equilibrio delicato e rischioso, che si rompe all’improvviso all’indomani di una delle più grandi tragedie dell’umanità contemporanea. Sullo sfondo caos, rabbia e dolore, nel presente una storia d’amore, che sboccia verso un futuro incerto e diverso. McInerney prova e riesce a mostrare che una tragedia non è solo polvere, morti, dolore e atti di eroismo. L’analisi della realtà sociale e i più sottili risvolti dell’animo umano, l’estremo e struggente canto dell’America di oggi.
L’uno per cento. La dottrina dell’uno per cento, un nome inquietante per il libro di Ron Suskind, giornalista investigativo che fu tra i primi a sostenere che Al Qaeda meditava di colpire la metro di New York con gas letale. Il titolo del libro rimanda alle parole dell’amministrazione Bush, poco successive alla tragedia del WTC: «Se esiste anche soltanto un uno per cento che possa accadere, dobbiamo trattare la vicenda come se fosse certa», una delle idee guida di questa guerra, supporto teorico alla guerra preventiva contro i possibili (anche all’1%) nemici degli Usa.
Kureishi Hanif, LA PAROLA E LA BOMBA
Ed. Bompiani, 2006 - 141 pagine
Prezzo di copertina: € 8,00
Jay McInerney, GOOD LIFE
Ed. Bompiani, 2006 - 429 pagine
Prezzo di copertina: € 18,00
Ron Suskind, LA DOTTRINA DELL’1 PER CENTO
Ed. Mondadori, 2006 - 376 pagine
Prezzo di copertina: € 15,00













