A New York, cena «al fresco» con vermicelli

La parola italiana oggi più nota fuori d’Italia è certamente pizza. Pensare che sulla sua fortuna planetaria nessuno in passato ci avrebbe giurato. Ricordo che sul finire dell’Ottocento il suo trapianto fuori le mura fu un fallimento. Scriveva Matilde Serao (M. Serao-E. Scarfoglio, Napoli d’allora, Longanesi, 1976, p. 119: il testo è del 1884): «Un giorno, un industriale napoletano ebbe un’idea. Sapendo che la pizza è una delle adorazioni cucinarie napoletane, sapendo che la colonia napoletana in Roma è larghissima, pensò di aprire una pizzeria a Roma […]. Sulle prime la folla vi accorse, poi andò scemando. La pizza, tolta al suo ambiente napoletano, pareva una stonatura e rappresentava una indigestione, il suo astro impallidì e tramontò in Roma; pianta esotica, morì in questa solennità romana».

A parte la pizza, l’italiano ha esportato molte parole, e ancora ne esporta nel campo della gastronomia. Diffuso dappertutto è salmì (da salami), e così panettone, vermicelli, maccheroni, spaghetti. In America, e non solo, sono tantissimi gli italianismi gastronomici: mozzarella, rigatoni, prosciutto, lasagne, ricotta, risotto. Dal dopoguerra vulgatissimi sono espresso e cappuccino; la lingua inglese ha adottato agnolotti, bruschetta, calzoni, cannoli, carpaccio, cassata, fusilli, osso buco, parmigiano, penne, pesto, tortellini, e l’espresso lo si chiede anche lungo o macchiato.

Già nell’Ottocento il mondo anglosassone aveva accolto gnocchi, grissino, lasagne (in francese lasagne è attestato dalla metà sec. XVI), minestrone, ravioli, stracchino, tagliatelle, zabaione. Sin dall’Ottocento è diffuso in Francia macaroni (1883; poi in senso spregiativo). Nel secolo scorso, dagli anni Novanta, tiramisù è diventato il dolce più popolare in Giappone. In Europa sono moltissimi i nomi italiani di gelaterie, pizzerie, ristoranti.

A Madrid sono tanti gli italianismi nelle insegne: oltre ai negozi di abbigliamento (ricordo «Amichi», «Chiao», «Conchetta», «Vivache», col «ch» al posto della nostra «c»), ci sono nomi di ristoranti come «Paparazzi» e di bar come «Andiamo», «Dove vai», «Molto bene». Nomi italiani di ristoranti costellano NewYork e Chicago: «Aboccaperta», «Cicciolina», «Iperbole», «Dolce vita». In America cenare fuori si dice «to dine al fresco».

Fonte: Gian Luigi Beccaria - TuttoLibri, sabato 9 settembre