
All’apparenza non una novità, che si colloca nel già nutrito filone di avventure di Peter Pan “da grande” (si pensi al divertente film con Robin Williams e Dustin Hoffman, Hook). Invece una novità c’è: la casa editrice Simon & Schuster sta per pubblicare, e lo farà con un lancio clamoroso, Peter Pan in Scarlet, ovvero l’unico seguito autorizzato del celebre romanzo di J. M. Barrie, il giornalista e commediografo inglese padre dell’eterno fanciullo in calzamaglia, portatore dell’omonima sindrome quasi prettamente maschile.
Il motivo per cui, almeno sulla carta, questo libro è diverso da tutti gli altri che si sono più o meno liberamente ispirati al personaggio è che gode dell’avallo degli eredi di Peter Pan, ovvero il Great Ormond Street Hospital for Children di Londra, cui Barrie morendo lasciò tutti i diritti, a patto che l’opera di assistenza ai bambini li usasse unicamente per i suoi fini istituzionali.
Così è stato per molti decenni, ma ora quei diritti stanno scandendo (finiscono nel 2007), ragion per cui l’ospedale ha deciso di sfruttare l’ultima occasione per quella che si annuncia come una strepitosa raccolta di fondi. Due anni fa era stato bandito un concorso per individuare l’autore cui affidare l’incarico, ed era stata scelta una scrittrice per ragazzi piuttosto celebre in Inghilterra, Geraldine McCaughrean, per la sua capacità, sentenziarono in Great Ormond Street, di rispettare il linguaggio e lo spirito dell’originale. Le versioni americane - almeno due - uscite negli anni sfruttando la divergenza tra le leggi sul copyright in Inghilterra e negli Stati Uniti, non avevano queste caratteristiche. Un po’ troppo chiassose, pare. Questa dovrebbe invece essere perfetta, quasi come se l’avesse scritta J. M. Barrie in persona.
Sfidando il ferreo embargo, il New York Times è riuscito ad avere una copia del dattiloscritto, che racconta del ritorno all’Isola che non c’è, vent’anni dopo, quando i «bambini perduti» sono diventati «vecchi ragazzi», Wendy è sposata e fa la mamma. Ma con il magico aiuto di una fatina ridiventano bambini e ritrovano l’isola: in che condizioni, però! Un vero disarstro ambientale, inquinata e violentata da un progresso senza scrupoli. Solo Peter Pan è sempre uguale a se stesso, e li accoglie come se per lui il tempo non fosse trascorso: «Meno male che siete arrivati, stavo morendo di noia».
Il tono sembra tendere ad un politically correct al passo coi tempi. L’autrice ha spiegato, ad esempio, di avere dato a Wendy magiore autonomia, un po’ di «femminismo» in più rispetto ai romanzi di Berrie, che risalgono ai primi del Novecento. Sarà un successo - auspicabile vista la destinazione dei denari raccolti - oppure qualche lettore finirà con il preferire che Peter Pan avesse continuato ad annoiarsi - non narrato - sull’Isola?













