Rivoluzione Web e controrivoluzione “proprietaria”: il controllo della libera circolazione delle idee.

Dopo la rivoluzionaria invenzione del Web, è in atto una controrivoluzione: quella “proprietaria”, di chi detiene i diritti contro la libera circolazione delle idee. La Rete, che da quando è nata ha permesso lo sviluppo di un cyberspazio aperto al fluire delle idee del nostro tempo, si sta restringendo giorno dopo giorno - sia dal punto di vista tecnico che da quello legale - sotto i colpi dei grandi gruppi di interesse economico, che puntano di spartirsela come un bottino di guerra.

Fine delle idee come “beni comuni”, i cosiddetti “Commons”, identificati ai tempi della Rivoluzione industriale e giudicate cruciali per il fiorire di creatività e innovazione?. Forse non ancora, ma sono in pericolo, e vanno difesi strenuamente. E’ questa la tesi di Lawrence Lessig, giurista ed intellettuale di fama internazionale per il suo impegno nella difesa dei diritti digitali, paladino del futuro delle idee e della cultura libera. Da meno di un mese il suo ultimo libro, Il futuro delle idee, tradotto per Feltrinelli da Leonardo Clausi, è disponibile nelle librerie italiane. Pubblicato negli Usa quasi quattro anni fa, è ancora oggi più attuale che mai.

Lawrence Lessig è professore di giurisprudenza presso la Stanford Law School, fondatore dello Stanford Center for Internet and Society, presidente dell’organizzazione no-profit Creative Commons (chi ha un blog certamente la conosce), oltre che membro del direttivo della Public Library of Science, della Electronic Frontier Foundation, della Free Software Foundation e di Public Knowledge. Incluso per due volte nell’elenco dei «50 visionari» da Scientific American, è autore anche del libro Cultura libera (pubblicato da Apogeo nel 2005).

Contro «una nuova fase di recinzioni», che già aveva segnato l’accumulazione originaria del capitale, Lessig entra nel merito della proprietà privata delle idee (cioè la proprietà intellettuale, brevetti e copyright) e presenta le possibili soluzioni per riportare la proprietà intellettuale al suo fine originario: non la tutela degli interessi delle aziende monopoliste, bensì la protezione del lavoro e della creatività dei singoli.

Un tema certamente complesso, ma cruciale: «Chiunque ci tenga a lasciare ai nostri figli un mondo migliore deve leggere questo libro», dichiara Tim O’Reilly, editore-guru dei media digitali. «La questione chiave dell’era digitale non sarà stabilire se siano il governo o il mercato a controllare una risorsa, ma se una risorsa debba essere effettivamente controllata. Solo perché il controllo è possibile, non ne consegue per forza che sia legittimato. In una società libera, il peso della legittimazione dovrebbe piuttosto ricadere su colui che difende i sistemi del controllo», scrive Lessig.

Molti tipi di risorsa devono essere controllati per incentivarne la produzione. Ci sono però risorse che guadagnano un valore unico nell’essere mantenute libere anziché soffocate dal controllo, e secondo Lessig «una società matura realizza questo valore proteggendo le risorse sia dal controllo pubblico sia da quello privato». Ma proprio mentre la rete Internet ci ricorda il valore della libertà, le lobby industriali stanno spingendo le istituzioni politiche e sociali di mezzo mondo a passare leggi e decreti per controllarla. Per difendere la diffusione e la condivisione delle informazioni, Lessig ci ricorda che quella dei Commons è una lezione che dobbiamo imparare da capo, a costo di batterci contro le attuali leggi sul copyright: perché in una società libera non bisogna essere sempre costretti a chiedere il permesso, soprattutto quando si tratta di far valere i nostri diritti.

E Lessig non si limita - come molti - a scriverlo o a parlarne: attivamente impegnato in varie attività, già nel 2001 ha co-fondato Creative Commons (cc), organizzazione no-profit dedicata a permettere a quanti detengono diritti di copyright di trasmettere alcuni di questi diritti al pubblico e di conservarne altri, per mezzo di una varietà di licenze e di contratti che includono la destinazione di un bene privato al pubblico dominio o ai termini di licenza di contenuti aperti (”open content“).

«Nel passaggio da un mondo analogico a un mondo digitale, ci sono grandi opportunità e grandi minacce», sostiene Richard Owens, portavoce della Wipo (World Intellectual Property Organization), l’agenzia dell’ONU che si occupa dei problemi legati alla proprietà intellettuale. Per questo - continua - «Creative Commons offre una grande promessa».

Lawrence Lessig, IL FUTURO DELLE IDEE
Ed. Feltrinelli, 2006 - 272 pagine
Prezzo di copertina: € 16,00