O sì?

Quante volte casi psichiatrici, più o meno gravi e violenti, dalle piccole insicurezze agli impulsi omocidi dei serial killer, sono stati catalogati come “colpa delle madri”? Infinite. Carenze di affetto o troppe attenzioni, iperprotettività o disinteresse per i figli, sono solo alcune delle accuse mosse a chi si impegna nel lavoro più difficile del mondo.

A cercare di pareggiare in parte i conti, arriva il libro Non è colpa delle mamme di Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra e psicoanalista, che dopo decenni di psicoterapia e migliaia di casi di cui si è occupato può ben definirsi esperto di adolescenti in crisi e di mamme, in crisi pure loro.

In un libro molto denso, ricco di esempi e casi psicoterapeutici, l’autore, volendo «saldare il suo debito con le mamme», spiega come, attraverso vari stereotipi e credenze spesso fatte passare per scientifiche, psichiatria e psicoanalisi abbiano riversato una «montagna di prove e sospetti sulla colpevolezza della madre».

«Per chi si stava specializzando in psichiatria e si formava per esercitare la professione di psicoterapeuta la suggestione della colpevolezza materna non era facile da esorcizzare», rivela Pietropolli Charmet. Prendere per buona e unica la colpevolezza materna ha comunque rappresentato un errore fatale per entrambe le categorie, delle madri e degli aspiranti psicoanalisti: le prime hanno reagito assumendosi ogni possibile colpa e deprimendosi ad oltranza, mentre chi si proponeva come interprete del disagio difficilmente risolveva le situazioni.

Pietropolli Charmet propone un breve ma efficace riassunto cronologico del “mito della madre cattiva”. «Alla fine degli anni Cinquanta era già disponibile per il giovane studioso di psichiatria una galleria di figure materne colpevoli di crimini piuttosto gravi: un certo tipo di madre costituiva il principale fattore di rischio della schizofrenia; un’altra favoriva lo sviluppo di gravi perversioni e istigava il figlio a vendicarsi diventando quantomeno un serial killer; un’altra ancora…».

Per quanto riguarda gli anni Sessanta e Settanta, di pari passi col diffondersi nella società di altre problematiche giovanili, le madri furono sospettate di avere in qualche modo indotto i figli all’uso della droga e le ragazze alle pratiche anoressiche. Per non parlare dell’autismo, della cui origine la madre è stata ritenuta a lungo la prima responsabile.

È difficile sapere quanti psichiatri e psicoanalisti - uomini e donne - siano oggi passati dalla parte delle mamme, come ha fatto Pietropolli Charmet, che dichiara di essersi emancipato dai modelli e paradigmi prevalenti, in primo luogo «a causa delle prime convincenti documentazioni sull’origine genetica o neurobiologica delle più gravi malattie mentali, come per esempio la depressione maggiore». In secondo luogo è venuta meno l’ipotesi semplicistica e fortemente ideologica che la madre fosse da considerare sempre il primum movens e la causa di qualsivoglia deviazione o problema del bambino, dell’adolescente e in genere di ogni essere umano fatto adulto. Il motivo del venir meno di tale ipotesi è invece da ricercarsi, secondo l’autore, nella più recente teoria dei cicli di vita nello sviluppo. L’intera esistenza umana è considerata oggi come suddivisa in diverse fasce di età, dall’infanzia all’adolescenza, all’età adulta, media o più avanzata, alla vecchiaia, a sua volta ripartita in tappe evolutive. Per quanto l’infanzia abbia sempre una parte notevole nello sviluppo emotivo, cognitivo e sociale di un individuo, anche le successive fasce d’età presentano nuove e fondamentali sfide, e talvolta traumi e cambiamenti con i quali confrontarsi, preparandosi ad accettare i compiti che la vita impone. E anche le responsabilità devono essere equamente distribuite tra le persone e durante i cicli di vita. L’arringa d’assoluzione per le madri è pronta. Non resta che attendere il verdetto.

Gustavo Pietropolli Charmet, NON E’ COLPA DELLE MAMME
Ed. Mondadori, 2006 - 233 pagine
Prezzo di copertina: € 17,00