
È bello sapere qualcosa dei nomi che portiamo. Vi si sono deposte tracce del passato. Per esempio, un cognome come Viscardi, o Biscardi (cognome meridionale), denuncia la sua origine normanna, confermata non solo dal soprannome del condottiero Roberto il Guiscardo, ma anche dal francese antico guiscart, guiscard, che voleva dire «scaltro»: di qui il siciliano viscardu, biscardu «astuto» e il calabrese biscardu. I nomi segnano l’alternarsi e il sovrapporsi di secoli, di culture, di strati linguistici diversi. Anche i nomi di battesimo vengono da lontano e da aree diverse. In Italia ce ne sono di ebraici, greci, latini, germanici: ebraico è Giuseppe, dal verbo josaph «accrescere» (ha dunque valore augurale «[Dio] accresca [la nostra famiglia])», greco è Aléxandros, alla lettera «protettore di uomini», pure dal greco Irene, da eiréne, «pace», dal tardo greco e bizantino Georghios, greco antico georgós «agricoltore», proviene Giorgio, e di origini etrusche (poi adottati dai romani) sono Tullio, Tarquinio, latino è Vincenzo «colui che vince, il vincitore», germanici Alberto, Aldo, Guglielmo, Lodovico, Luigi, Carlo, Franco, Raimondo, Roberto, Federico.
Molta parte dei cognomi si collega a dei mestieri. Anche in latino Marcus Tullius Cicero ricorda un ramo della famiglia che coltivava i ceci (a meno che uno dei suoi antenati non avesse una verruca sul viso). Nome di mestiere era anche Barroero, Bariviera (fr. ant. berruier, prov. berrovier, e ant. veneto baroéro, it. sec. XIII barroviere «soldato a piedi», ma anche «ribaldo, sbirro»), perché gli antichi «berrovieri», abitatori del Berry in Francia, figuravano tra i più temuti componenti degli eserciti di ventura. Anche Trapattoni, Trabattoni, cognomi di origine lombarda, vanno connessi col pavese trabatón, accrescitivo di trabát «crivello da granoturco», da trabatá «crivellare, lavorare col crivello». Un cognome d’alto lignaggio come Borromini deriva da un semplice Bormín, chi veniva da Bormio, che nella realtà indicò in Lombardia, e per secoli, gli ambulanti, i borromini che andavano di paese in paese a fabbricare o ad aggiustare le scarpe.
articolo di Gian Luigi Beccaria
Tuttolibri, in edicola sabato 26 agosto 2006














