Venezia tra valorizzazione e ghettizzazione

Si preparano tempi duri per i festival cinematografici italiani. Dopo lo scontro tra la nuova rassegna romana e la più tradizionale veneziana, proprio la Biennale torna al centro di furiose polemiche dopo l’annuncio che dall’edizione 2007 sarà previsto uno speciale premio per la “cinematografia omosessuale”.

Dopo qualche anno di semi clandestinità, di proiezioni cittadine in parallelo e conferenze stampa in sale collaterali, le giornate di cinema omosessuale entreranno infatti ufficialmente a fare parte della Biennale. L’intesa è arrivata dopo una riunione tra Marco Muller, Daniel Casagrande, presidente di CinemArte, associazione che organizza le giornate di cinema omosessuale, e Franco Grillini, deputato e presidente onorario dell’Arcigay. Per Muller non si tratta altro che di una legittimazione della storica “apertura” della Mostra verso le tematiche gay. Il premio del prossimo anno servirà a sensibilizzare ancora di più i selezionatori dei titoli sui temi relativi alle differenze sessuali.

Critiche - numerose - piovono un po’ da ogni parte. Torino, città che per vent’anni ha ospitato la rassegna “Da Sodoma a Hollywood”, mostra preoccupazione proprio in termini di selezioni, registi e produttori. Duro anche Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del comune di Milano, che ritiene che «istituire un premio per la cinematografia gay rappresenta una limitazione della libertà, anzi proprio la fine della libertà gay, considerata tipo ghetto». Niente di peggio che istituire «categorie che delimitano lo spirito attraverso confini sessuali. Sarebbe difficile immaginare un premio Saffo per la poesia, un Proust per il romanzo o un Leonardo per la pittura. Pasolini non sarebbe stato felice di essere premiato come cineasta gay e non perchè cineasta eccellente, e così, credo, Visconti».

I gay, dal canto loro, lamentano soprattutto l’eccessiva concorrenza: sono almeno sei le rassegne omosessuali già presenti in Italia, molte di più quelle nei cinque continenti.