
La recente rivelazione dello scrittore e Premio Nobel tedesco Günter Grass sulla sua militanza giovanile nelle Waffen-SS, ha sollevato reazioni contrastanti, in Germania come nel resto del mondo. Che proprio uno scrittore noto per il suo impegno a sinistra, indefesso accusatore della barbarie nazista, avesse ceduto da ragazzino al fascino delle SS è una cosa; che non l’abbia mai ammesso fino ad oggi, però, sembra far scalpore.
«E’ la fine di un’istituzione morale» attaccò allora sul Tagesspiegel Walter Kempowski, scrittore originario di Rostock. L’annuncio di Grass «arriva troppo tardi. Anche per Grass vale la massima biblica: “scagli la prima pietra chi è senza peccato”. Sono personalmente deluso». Anche lo storico Michael Wolffsohn, in un pezzo scritto per la Netzzeitung, concordò sul fatto che le rivelazioni dello scrittore premio Nobel per la letteratura fossero arrivate troppo tardi, ammettendo che «resteranno le parole di Grass, non i suoi valori». «Il valore artistico e la sua integrità politica e morale resteranno fuori dubbio anche dopo la sua confessione», concludeva il presidente dell’Akademie der Kuenste di Berlino, Klaus Staeck.
È evidente come anche i peccati si pagano con gli interessi, che come tutti i debiti crescono con il tempo. Il peccato di Günter Grass, di per sé veniale se si considera la terribile situazione dell’epoca e l’età che egli aveva quando l’ha commesso, gli casca oggi addosso come un macigno. Perché Grass non l’abbia detto prima, nessuno può dirlo, csì come nessuno può entrare nella mente altrui, sentenziare cosa oggettivamente - e non soggettivamente - un altro avrebbe dovuto - e non potuto - dire o fare in certe circostanze. Tutto ciò si complica ulteriormente quando entra in gioco l’ombra nazista.
A poche settimane dall’uscita della sua autobiografia (nella quale lo scrittore ha ammesso di essere entrato a 17 anni nell’organizzazione paramilitare delle SS, dopo che la sua richiesta di arruolarsi nella marina era stata respinta per mancanza di posti, giustificando la sua scelta con «la volontà di lasciare la famiglia» e rivelando di aver conosciuto, nel periodo della prigionia, anche un ragazzo «molto cattolico» di nome Joseph, il futuro papa Ratzinger) non sono mancate insinuazioni che la tardiva confessione di Grass fosse legata alla promozione del volume. Appare però quantomeno poco credibile che un Premio Nobel, autore dell’immortale Tamburo di latta, abbia bisogno di espedienti sensazionali per lanciare un libro, come le ragazzine che ostentano prevedibili e comuni trasgressioni sessuali. E se anche così fosse, il prezzo di un record delle vendite si tradurrà - anzi, si è già tradotto - in un danno duraturo, mai più compensabile.














concordo. del resto ho scritto più o meno le stesse cose due minuti fa.
Comment by paolo beneforti — 21 August 2006 @ 12:30 pm
Ho letto ora con piacere il tuo post. Complimenti per l’interessante blog.
Comment by macchiedinchiostro — 21 August 2006 @ 2:27 pm