
Oggi, si sa, l’anglo-americano ci colma e ci travolge spesso brutalmente di parole nuove e stentiamo a ricordare un altro influsso, quelle tante distinzioni sottili e sfumature che introdusse in passato nella nostra lingua il francese. Si trattò di uno scivolamento dei significati dal fisico allo spirituale, all’ambito dei sentimenti, e ciò avvenne tra Sette e Ottocento. Ho in mente “simpatico”, “simpatizzare”, da simpatia, parola greca, che già esisteva nel lessico intellettuale nel senso di «forza di attrazione irresistibile e occulta», una forza su cui avevano lungamente disputato fisiologi e filosofi, teorici della magia e fisici (la «natural simpatia» della Luna con la Terra, la «simpatia di aghi calamitati» scriveva Galileo nel Dialogo sopra i massimi sistemi), ma che cominciò poi a specificarsi come «sentimento di benevolenza», a partire dal sec. XVIII (Goldoni, La locandiera «Questa simpatia (…) si dà anche fra persone», La cameriera brillante «Anca mi gh’ho della simpatia co sta zovene»).
L’impulso ci viene, dicevo, dalla Francia. Prendi il francesismo palpitante, che prima si riferiva soltanto al cuore di persona ancora in vita, ma poi nel primo Ottocento assunse un senso tutto spirituale, interiore («un cuore schietto e palpitante e infiammato»: Leopardi). Uno spostamento dello stesso tenore avveniva per allarmante: si sarebbe potuto dire pericoloso, ma non era un sinonimo perfetto, era una valutazione oggettiva, mentre il neologismo allarmante connotava uno stato di apprensione, un senso di pericolo potenziale o imminente. La situazione di pericolo veniva con questa nuova parola presentata da un’angolazione più soggettiva. Questo slittamento (dall’oggettivo al soggettivo) è riscontrabile in modo particolare nei termini della scienza, che assumono delle valenze metaforiche spirituali prima di allora ignote (atmosfera politica, l’atmosfera di Parigi; la forza espansiva di un pensiero). Anche certi sintagmi di senso concretissimo abbandonano il piano fisico per assumere un valore metaforico: prendere le misure, tastare il polso, saltare agli occhi, colpo d’occhio, punto di vista, colpo di fulmine, colpo di testa, colpo di coda, colpo di grazia, colpo di mano. Tutta colpa del francese.
articolo di Gian Luigi Beccaria
Tuttolibri, in edicola sabato 18 agosto 2006













