Cultura15 August 2006 11:20 am

Dalle feste di Diana all'Assunzione

Ferragosto, oggi sinonimo di vacanze, ferie e festività religiose, affonda le sue radici in una storia che va ben al di là di quella dei luoghi di villeggiatura.

Il mese di agosto era il capodanno per gli antichi Egizi, lo è tuttora per i Copti egiziani, lo fu per i greci che lo dedicarono ad Athena. I celti dedicavano il primo giorno d’agosto a Lug, dio della luce e della resurrezione, tematiche che ritornano anche nella tradizione dell’antica Roma, dove però le festività connesse a quello che sarebbe diventato il Ferragosto si protraevano dal 12 al 23 del mese. Il 12 si festeggiava Ercole Invitto, o Trionfatore, due anticipazioni di San Lorenzo, due miti per parlare delle stelle cadenti che illuminano la notte e trionfano sulle tenebre. Il 13, sempre a Roma, si festeggiava Diana Aventina. Servi e padroni si recavano insieme al tempio sull’Aventino e poi nei boschi per pic-nic ante litteram. Nello stesso giorno si festeggiava anche il dio Vortumno, colui che faceva maturare i frutti. Il 17 si festeggiava Portuno, il dio dei porti e delle porte, contemporaneamente a Giano, il dio che guarda al passato e al futuro, il 19 le Vinali Rustiche dedicate a Venere, il 21 era dedicato a Conso, il dio dei raccolti, il 23 a Openconsiva, l’abbondanza agricola.

Fino al 18 a.C., ma alcuni storici danno come data il 21 a.C., questo fu il calendario romano, finché Augusto, colui che avrebbe fatto la fortuna dei lidi estivi, decise di riunire tutti i festeggiamenti alle calende del mese sestile - agosto, appunto, dato che l’inizio dell’anno coincideva con marzo - che furono chiamare feriae Augusti, le feste di Augusto, da cui il nostro Ferragosto.

Athena in Grecia, Diana a Roma, Atargatis in Siria, conosciuta come dea Siria anche nel mondo greco romano e considerata protettrice della fertilità e dei lavori dei campi, il Ferragosto d’Oriente e d’Occidente sembra da sempre legato a festeggiare una Grande Madre, fino a quella che le avrebbe soppiantate tutte, Maria, madre del Dio fattosi uomo.

Ma come si è arrivati all’Assunta? Il culto mariano, prima di allora piuttosto limitato, inizia a diffondersi tra il IV e la fine del V secolo. A Gerusalemme si inizò a celebrare la festa dell’Assunzione all’inizio del VI secolo, nella chiesa costruita da Eudossia sui Getsemani, dove si narrava che Maria fosse stata sepolta, perciò defunta e non assunta in cielo. L’imperatore Maurizio ordinò poi che la celebrazione venisse estesa a tutto l’Impero, e attorno all’anno Mille la si ritrova come ricorrenza nella quale si osserva il riposo. Chiamata “Transito” o “Dormizione”, non era ancora ben chiaro di cosa si trattasse: in qualche caso si parlava del corpo della Vergine come incorrotto, ma dunque ancora in terra, in altri di corpo avvolto dalla luce e assunto in cielo dagli angeli. Morta o addormentata? Il dibattito continuò per secoli, e non tardarono a formarsi partiti e fronde di favoreli e contrari all’assunzione, e si moltiplicarono le petizioni popolari perché fosse proclamato quello che diverrà un dogma della fede cristiana.

Nel 1950, dopo quattro anni di consultazioni, Pio XII confermò quel dogma, indicando che l’Assunzione è un fatto divinamente rivelato, che si fonda sull’insieme delle indicazioni desunte dalla tradizione e dalle fede universale dei devoti, sicuro indice dell’intervento dello Spirito Santo.

Quanto alla collocazione al centro del mese di agosto, si seguì la solita prassi: sostituire le feste pagane con feste cristiane, per rendere più facili - e possibilmente indolori - le conversioni di popolazioni, in particolare d’origine germanica. Nulla di nuovo o di cui scandalizzarsi: tutte le feste religiose cristiane - anche le più famose, come il Natale o la Pasqua - sono sovrapposte alle antiche ricorrenze pagane. A questo scopo, molto spesso, gli stessi santi cristiani in esse celebrati vennero dotati di attributi/poteri (miracoli, benedizioni, protezioni, ecc.) affini a quelli degli dei che li precedevano, attributi poi entrati nel culto popolare tradizionale.

In Europa, l’Assunzione ha una grande eco soprattuto in Spagna, dove le feste durano una settimana, ma anche in Italia, dove si può dire non ci sia metropoli, città o paesino che non abbia la sua tradizione.

Che dire, buon feriae Augusti (o Ferragosto o Assunzione) a tutti!

Nell’immagine: Giovanni Boldini, Assunzione

Spettacolo, Cultura 10:03 am

Un rito quotidiano che diventa opera d'arte

«Guai alla macchina che confessa la fatica del proprio lavoro; anche nelle macchine come negli uomini noi apprezziamo l’ermeticità dell’organismo, l’abilità del lavoro, l’eleganza dello sforzo». Anno 1933, firmato Giò Ponti. E quale macchina dovrebbe meglio rispecchiare queste parole, se non quella che forse appartiene di più al nostro quotidiano, quella per il caffè espresso?

Sicuramente pochi sanno e forse solo qualcuno immagina che nei decenni, a disegnare questo strumento indispensabile per le nostre giornate siano stati chiamati grandi architetti, illustri progettisti, immortali designer come Giò Ponti, Enzo Mari, Marco Zanuso, i fratelli Castiglioni o Bruno Munari. Artisti capaci di creare marchingegni perfetti nella loro funzionalità e allo stesso tempo affascinanti nelle linee, che hanno seguito i gusti e il sentimento artistico di epoche tanto diverse.

Un’occasione per un viaggio in questo mondo affascinante la offre il come sempre estroso Orlando Chiari che, approfittando delle giornate di chiusura dello Zucca, lo storico bar della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, caro a Verdi e Toscanini di ritorno dalla Scala, a Dudovich e a Carrà che vi facevano le ore piccole e da Boccioni che lo ritrasse nella “Rissa in Galleria”, espone in vetrina degli autentici gioielli.

Esemplari fra i più belli, recuperati e resi veri e propri pezzi da museo dalla passione del giovane collezionista Enrico Maltoni che al caffè espresso, il rito quotidiano più amato dagli italiani, ha dedicato una mostra itinerante, un sito Internet, un libro (Espresso made in Italy 1901-1962: sessant’anni di storia delle macchine espresso in Italia).

Oltre cento esemplari per un viaggio nella storia della preziosa bevanda più amata dagli italiani, che danno vita ad una mostra itinerante di introvabili esemplari dal 1901 ai nostri giorni. Sedici anni di passione, restauri, ricerche storiche, filologiche e documentaristiche che hanno permesso a Maltoni di raccogliere e catalogare oltre 3500 documenti. Foto, brevetti, lettere, cataloghi, poster d’epoca ospitati ad Ospedaletto di Bertinoro (Forlì) in via Cellaimo al civico 2511.

E quattro di questi gioielli sono ora ben esposti allo Zucca in Galleria: una Pavoni 1905, una Snider 1920, una Rancilio 1930 e una Cimbali 1956. Gran dame argentate che raccontano una storia nata con l’ingegnere milanese Luigi Bezzera che nel 1901 brevettò un sofisticato modello cilindrico detto “a colonna” per preparare l’espresso con acqua e vapore. Sarà poi la volta della storica casa costruttrice Rancilio, fondata nel 1927 da Roberto Rancilio, a realizzare negli anni ‘30 il modello “a colonna ottagonale” in perfetto stile Art-Déco, oggi molto ambita dai collezionisti.

Nel secondo dopoguerra Gaggia, con la Classica 1948, sostituisce il modello “a colonna” con il funzionamento “a pistone”, e la bevanda che prima sapeva d’amaro e di bruciato diventa la moderna “crema caffé”. Evoluzione stilistica e qualitativa della preparazione che dura da più di un secolo. Marchi celebri come Rancilio, La Pavoni, Cimbali, Gaggia, Faema, Victoria Arduino, sviluppano modelli rivoluzionari e d’estrema eleganza in materiali preziosi come bronzo, ottone, smalti ed elementi decorativi cesellati a mano. Tanto pregiati da trasformare la macchina da caffè in vera arte Made in Italy.

Nell’immagine: Kirchner Karsten, Caffé del mattino

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