Quando fare il bagno era un peccato. Un libro di Paolo Sorcinelli

Attività quotidiana, nella vita moderna relegata a “semplice” pausa di relax, il bagno ha ormai perduto quel ruolo di fondamentale importanza che occupava un tempo. A raccontarci storia e vicissitudini di abluzioni e affini pensa il libro di Paolo Sorcinelli, docente di Storia sociale all’Università di Bologna, Avventure del corpo. Culture e pratiche dell’intimità quotidiana.

Storia, come detto, non sempre priva di difficoltà. A questo proposito, un breve excurs storico deve necessariamente partire dal lungo Medioevo d’impronta cristiana che vide consumarsi, sepolte le voluttuose pratiche termali dell’età classica, la netta divisione tra anima e corpo, quest’ultimo relegato in secondo piano, ivi compresa la sua igiene. Il distacco dalla “pulizia materiale” si accentuò poi con il dilagare di fantasiose teorie mediche che imputavano all’acqua una rischiosa apertura dei pori, che avrebbe consentito ai “miasmi velenosi” di penetrare all’interno del corpo, ben protetto invece da una salutare pellicola di sudiciume. Dal canto loro, gli uomini di Chiesa temevano invece insidie d’altro genere, quelle dei vapori dei bagni sui corpi nudi, della vanità, della tentazione autoerotica, della contemplazione sensuale. A peggiorare la situazione di reticenza nei confronti di lavacri e abluzioni, stava il fatto che le donne «provviste di abbondante sudorazione» andavano di gran moda, e vantavano estimatori del calibro di Casanova ed Enrico IV di Francia. Ed è noto come anche Napoleone esortasse Giuseppina ad astenersi dall’acqua prima degli incontri d’amore. Mischiati ai forti profumi di origine vegetale ed animale in voga all’epoca - ambra, zibetto e muschio - i potenti odori delle secrezioni rappresentavano un richiamo sessuale irresistibile.

Approdiamo dunque al Settecento, secolo di Illuminismo e di rivoluzioni, che conobbe anche quella dei gusti in fatto di messaggi olfattivi. Insieme ai nuovi riti della toilette, almeno tra le élite, esplose la moda di aromi delicati, estratti di fiori, acqua di rose. Ma già sul finire del secolo, il marchese De Sade sconsigliava l’uso del bidet in quella bibbia del piacere che è la Philosophie dans le boudoir, al cui confronto il Kamasutra sembra un freddo manuale di “istruzioni per l’uso”. Troppo recente era il ritorno ai lavacri, guardati nel passato come un oscuro pericolo, circondati da un’aura di peccaminosità e scostumatezza. Per l’affermarsi delle abluzioni quotidiane occorrerà attendere ancora, ma ci siamo quasi.

Nella seconda metà dell’Ottocento, Paolo Mantegazza, instancabile predicatore dell’igiene tra le masse riottose, richiamerà rudemente le spose alla cura del loro «nido d’amore», che un «pudore soverchio» allontanava dall’acqua, e supportato dalle teorie della nascente microbiologia, evocava «infusori, alghe e funghi» nascosti in quei «tenebrosi ed umidi recessi». Andava affermandosi, lentamente e tra mille difficoltà, il processo di civilizzazione che avrebbe portato al divorzio tra odori ed erotismo, ormai compiuto nel nostro tempo, dominato da immagini asettiche e della “deodorizzazione” di ogni impronta olfattiva.

Nella contrastata “marcia verso la civiltà igienica” due sono le grandi tappe: l’uso delle mutande e i gabinetti. Le prime, quasi sconosciute agli uomini e largamente sostitute da una lunga camicia dalle donne - che serviva anche da assorbente in “quei giorni” - fatìcano a imporsi, sconsigliate anche da diversi medici in quanto ree di impedire ai genitali la necessaria aerazione. Il WC, comparso per la prima volta nel 1596, ci mise quasi due secoli ad affermarsi nella dura lotta contro orinali e seggette, e contro i loro nauseabondi odori escrementizi. Quanto alla carta igienica, inventata nel 1857, risolse l’annoso problema dei sistemi di pulizia, che inclusero, secondo le epoche, i luoghi e la classe sociale, teli, sabbia, pietre, erba e carta di giornale.

Degno di nota nel saggio di Sorcinelli è l’apparato iconografico estremamente realistico, a volte crudo, che affianca il testo scritto, e che mostra gesti d’intimità come lo “spidocchiamento”, l’uso del preservativo, la masturbazione o la sosta sulla seggetta. Precettistica religiosa, letteratura libertina, arte figurativa, documenti archivistici delineano la storia sotterranea di un’intimità quotidiana che non ha prodotto molti discorsi, né memorie collettive. Uno spaccato che dal Medioevo alle soglie del Novecento porta alla luce visioni culturali e correnti di pensiero dal punto di vista religioso e laico. Un quadro variegato di conferme e di sorprese per rivivere le avventure del corpo nei pruriti di pulci e pidocchi, nelle evacuazioni umane, nelle pratiche igieniche genitali, nelle sollecitazioni e nelle mortificazioni delle “parti vergognose”. Dalle avventure di un corpo a misura d’uomo emerge un’intimità quotidiana istintiva o calcolata, in cui la vera sorpresa è la scoperta di un mondo di donne.

Paolo Sorcinelli, AVVENTURE DEL CORPO. Culture e pratiche dell’intimità quotidiana.
Ed. Bruno Mondadori, 2006 - 198 p.
Prezzo di copertina: € 15,00

Nell’immagine: Jean Leon Gérôme, The Grand Bath at Bursa