Tramonto di una sexy pop icon

La virata da icona sexy a icona laicista di Melissa P., al secolo Melissa Panarello, non giova alla vendite. Dall’oltre milione di copie vendute dai suoi «Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire», siamo ora alle 30 mila del testo di sfida al cardinale Camillo Ruini, «In nome dell’amore», caduta non di poco conto se si consedera che il libro ha potuto godere del sostegno del partito della Rosa nel Pugno. Si sa, il “diavolo” rende sempre bene, al cinema, in musica come in libreria, ma per scontrarsi con profitto con l’ “acqua santa” ci vuol forse un talento diverso.

Il calo era già nell’aria: il primo libro di Melissa, edito da Fazi e uscito nel luglio 2003, ha infatti venduto un milione e 400 mila copie in Italia, e vanta traduzioni in quarantadue Paesi e un film del 2005. Poi è venuto «L’odore del tuo respiro», maggio 2005, in concomitanza con il fidanzamento della scrittrice con Thomas Fazi, figlio del suo editore: le vendite del romanzo si sono attestate sulle 230 mila copie. Appena dopo la fine della campagna elettorale 2006 è uscito «In nome dell’amore», lettera aperta al cardinal Ruini sull’ingerenza della Chiesa nella sfera sessuale, un libro nato - secondo l’autrice - «dalla rabbia quando, la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI, hanno accentuato un fondamentalismo religioso che credevo esistesse solo nei libri di storia. Credevo che mai nella mia vita mi sarei ritrovata a dover combattere per i miei diritti di donna».

A parte alcune considerazioni sulla reale portata della “minaccia” della dottrina di Benedetto XVI e a parte il fatto che la “dottrina femminista” di Papa Wojtyla era delineata dall’allora cardinale Ratzinger, il libro appare lontano - forse perché privo di quello sbandierato osé che tanto fa vendere, a prescindere dalla qualità letteraria dei contenuti - dalle precedenti performance: senza quelle sessuali, mancano quelle di vendita. I dati della Demoskopea parlano chiaro: nella varia il libro è entrato la terza settimana di aprile al tredicesimo posto, è arrivato sino al ventesimo e poi è uscito dalle classifiche.

Alla Fazi giudicano le osservazioni giornalistiche come «malevoli» e infondate. Con questo libro, Melissa ha comunque ottenuto alcune soddisfazioni, come l’appoggio della Rosa nel Pugno e vari dibattiti politici su aborto e procreazione assistita ai quali è stata invitata. E’ qui che sorge un nuovo dubbio: che Rosa nel Pugno e area radicale abbiano sbagliato a puntare su Melissa come icona laicista? «Nessuno aveva scelto Melissa come icona laica», assicura Daniele Capezzone, deputato della Rosa nel Pugno. «Il nostro coinvolgimento nella presentazione del libro e nei dibattiti è stato determinato dall’impegno a dar rilevanza a tutti coloro che criticano le scelte in tema di sessualità e famiglia del Vaticano». «Noi non arruoliamo nessuno - spiega Capezzone - Melissa mette in luce in chiave pop questo aspetto, che altri evidenziano in termini più filosofici».

In area cattolica la soddisfazione per quella che viene definita «un’accozzaglia di banalità, scritta da chi crede che la Chiesa sia fatta da statue di gesso che non conoscono la natura umana» è palpabile. «La Chiesa dà i precetti a chi li vuole ascoltare - dichiara Luca Doninelli - i peccati legati alla sessualità non sono i più gravi, è la società che li amplifica, e così sembra che il Papa parli solo di questi». «Non mi importa che Melissa si converta - prosegue Doninelli - bastòni pure la Chiesa, ma da informata. La Rosa nel Pugno ha persone preparate, usi quelle».

Così, mentre resistono al tempo le unioni tra cattolici e Susanna Tamaro, ex sessantottini e Lidia Ravera, il matrimonio (anzi, il Pacs, perché Melissa «ha deciso di non sposarsi») tra i laicisti e la Panarello sembra già volgere ad una separazione, non si sa quanto consensuale. E mentre Capezzone e colleghi della Rosa nel Pugno si trovano in Parlamento a lottare su ben altri temi, la scrittrice catanese ha preso il largo con il fidanzato per un anno di giro intorno al mondo. Nuova sexy pop icon cercasi.