
Ring improvvisati in parcheggi vuoti, spazi desolati sul retro di edifici di periferia. Nel piccolo spazio tra i muri scrostati, due ragazzi si incontrano. Attorno a loro, urlanti coetanei, tifanti e incitanti. Arriva il primo pugno, le prime gocce di sangue colorano il pavimento. Poi il secondo. E tutti gli altri. Uno dei ragazzi cade a terra, nell’incuranza degli altri, che continuano a gridare. Chiedono calci, e i calci arrivano.
Sembrerebbe la descrizione di una scena di «Fight Club», popolare film di David Fincher. Ma questo non è un film, e a massacrarsi di botte al posto di attori dai cachet milionari ci sono ragazzi a malapena maggiorenni. Nessuna finzione qui, nessun effetto speciale: soltanto una telecamera che riprende un “incontro”, o meglio un barbaro pestaggio.
E’ l’ultima follia targata Usa: stanchi di una vita probabilmente vuota, cresce la mania del “gioco delle risse” filmate e poi diffuse online, lato oscuro e degenerato della mania degli Internet-video. Una moda che arriva da oltreoceano e che comincia a farsi strada anche in Italia.
Un passatempo diffuso tra i giovani americani, contro il quale punta il dito il «Washington Post» dopo la notizia dell’arresto, in Texas, di un gruppo di “video-fighters” accusati di organizzare combattimenti e di venderne le immagini in Rete: una scoperta casuale, frutto delle confessioni di un sedicenne finito in ospedale con un’emorragia cerebrale per un calcio assestatogli con troppa perizia dal suo avversario. Il “gioco”, secondo il quotidiano americano, si alimenta con la violenza dilagante tra gli adolescenti e coniuga il piacere perverso di farsi devastare la faccia a suon di cazzotti con quello, altrettanto dubbio, di vedere altri che lo fanno.
I combattimenti sono di ogni genere, senza regole. Alcuni sembrano risse casuali scoppiate tra i fumi di una festa o per strada, e filmate da qualche videocamera di passaggio o da un cellulare, ma la maggior parte ritrae una violenza volontaria e spesso - ma non sempre - consensuale: gruppi di ragazzi, in maggioranza giovanissimi, che comprano scariche di adrenalina al prezzo di una mascella gonfia o di un labbro spaccato.
Gente come il giovane finito all’ospedale e i suoi amici. Dicono che nessuno di loro si è mai fatto male. Sono tutti amici, ma preferiscono gonfiarsi di botte uno con l’altro piuttosto che passare una serata al pub. «Non sono una persona violenta - dichiara questo ventiduenne di Burlington al quotidiano americano - semplicemente mi piace uscire e combattere». Tutto normale, ordinaria e annoiata follia.
Punto d’incontro di queste manie convergenti sono i siti web di video sharing, come Myspace.com: luoghi virtuali in cui partecipanti e organizzatori mischiano le loro riprese ai filmati amatoriali degli utenti, per condividere la loro “passione”. Qualche volta per scaricare i video si paga, come nel caso di Realfights.com, sito che vende DVD di ghetto fights, combattimenti tra bande di strada. La maggior parte delle video-risse, però, si trova gratuitamente in Rete, pronte per essere scaricate. Il primato lo detiene Comegetyousome.com, che raccoglie circa 500 video messi insieme da Phil Peplinsky, insegnante di arti marziali della Florida.
«Pazzi e intelligenti sono ugualmente innocui. I mezzi matti e i mezzi saggi, quelli sono i più pericolosi», diceva Goethe. E quanto aveva ragione.













