Cristoforo Colombo e quel crittogramma come firma

Anno 1493. Cristoforo Colombo, Ammiraglio del Mare Oceano, è di ritorno in Spagna dal suo viaggio nelle Indie, la svolta epocale del suo incosapevole approdo nelle Americhe. Il grande navigatore genovese è affacendato nell’organizzazione di un nuovo viaggio nel Nuovo Mondo, obbiettivi oro ed evangelizzazione, mentre sempre più minacciosa incombe la concorreza di Joao II, sovrano del Portogallo.
E’ in questo periodo che compare per la prima volta, in fondo ad una delle numerose lettere che seguirono il suo ritorno nella penisola iberica, il crittogramma che da allora in poi accompagnerà tutti i suoi scritti. Ben più di una semplice firma, un disegno elaborato e carico di significati, ancora non del tutto chiariti, un miscuglio di lettere latine e greche, di punti e di linee, che nel tempo contribuirono ad accentuare la già enigmatica e misticheggiante figura di Colombo.
Il crittogramma appare composto da due parti: la prima, costante e fissa, è il triangolo delle tre ‘S’ puntate posto attorno ad una ‘A’, poggiante su di una base formata dalla sigla ‘XMY’. La seconda, personale e variabile, in Colombo consiste generalmente nella sigla ‘Xpo FERENS’.
Nel corso dei secoli, le ipotesi sui possibili significati sono molte, soprattutto in merito alla prima parte. Graficamente, vanno innanzitutto notati la forma piramidale di base, figura esoterica tra le più note, e i punti, sei in tutto, che nella consuetudine medievale avevano un significato ben preciso nell’interpretazione della troncatura.
Venendo al significato delle lettere, la tesi più comunemente accettata è quella di Morison, che in esse legge “Servus Sum Altissimi Salvatoris - Xristós Mariae Yion (figlio)”.
Ma non mancano neppure interessanti interpretazioni italiane. Assai convincente, tra le numerose fino ad oggi avanzate, appare quella proposta da Aldo Agosto (”Una nuova interpretazione delle sigle della firma di Cristoforo Colombo”, in La storia dei genovesi, vol. VIII, Genova, 1988).
Tale interpretazione tiene in gran conto sia la personalità del navigatore genovese che il contesto storico dell’epoca. Colombo è uomo di fede, e crede profondamente nel disegno divino che ispira il cammino dell’umanità e il suo. Già nel proprio nome ‘Cristoforo’, egli vede il “portatore di Cristo'’, e nel cognome ‘Colombo’, simbolo dello Spirito Santo, egli vede profeticamente espresso il compito che gli è stato affidato alle luce delle Sacre Scritture, credendo fermamente che una volta sconfitti gli Infedeli, restituita Gerusalemme alla Cristianità e convertiti per mano sua gli abitanti delle Indie - le tre grandi religioni monoteiste potranno fondersi nello Spirito Santo, preannunciando la seconda venuta di Cristo.
In questa chiave di lettura, le lettere della seconda riga indicherebbero l’obiettivo del progetto messianico, ossia i Cristiani, i Musulmani e gli Ebrei. Il crittogramma potrebbe quindi essere sviluppato in: “Sanctus Spiritus Adveniat Super Xristianos Mauros Yudaeos”, che lo Spirito discenda su Cristiani, Mori (mussulmani) e Giudei (ebrei).
Pare invece ormai accertato come l’ultima riga, ‘Xpo FERENS’, riporti la forma greca e latina del nome ‘Cristoforo’, in cui il genovese indica sé stesso come «colui che porta Cristo ai pagani».
Un altro importante significato che è stato attribuito al crittogramma è di tipo mistico ed ermetico, con un’invocazione abbastanza palese alla trinità (le tre ‘S’ puntate poste a triangolo). Il contenuto cabalistico forse nasconde il vero casato di Colombo e le sue convinzioni, all’epoca passibili di eresia anche per chi era al di sopra di ogni sospetto, se manifestate troppo apertamente. Vista l’immensa portata della sua scoperta, è indubbio che Torquemada, capo dell’Inquisizione spagnola, e i suoi esaminassero con estrema cura tutto ciò che Colombo scriveva, soprattutto se le voci in merito ad una sua possibile ascendenza ebraica erano già giunte alle loro orecchie. E poi, per un uomo divenuto maestro nell’arte dell’autopromozione, cosa poteva esserci di meglio che un enigma per mantenere desta l’attenzione su di sé nei secoli a venire?
In tutto ciò, qualunque sia l’interpretazione, sembra indubbio che egli abbia voluto attribuire un preciso significato simbolico e profetico alla sua firma. E a questa firma Colombo teneva davvero molto, tanto che in una clausola nel proprio testamento, redatto a Siviglia il 22 febbraio 1498, egli dispose che i suoi discendenti diretti di sesso maschile dovessero adottare come propria la composizione di lettere.













