PayPerPost: quando il blogger è prezzolato

Dopo un articolo apparso sul magazine on-line BusinessWeek già in molti sono pronti a gridare allo scandalo: un’agenzia statunitense, PayPerPost, offre un servizio che promette soldi ai blogger per far loro pubblicare messaggi promozionali spacciati per opinioni spassionate, ovviamente all’insaputa dei lettori.

Nuova fonte di guadagno per i blogger, che solitamente si affidano alla piattaforma pubblicitaria Google AdSense per cercare di racimolare qualcosa dal proprio blog, PayPerPost nasce da un’idea di Ted Murphy, un imprenditore americano che vive in Florida. In un mondo sempre più sommerso dalla pubblicità, pare infatti che le tradizionali strategie non funzionino più come una volta: nell’era del (finto) reality, molto meglio allora affidare le proprie campagne a fittizie opinioni spacciate per vere, una sorta di combinazione tra un passaparola tarocco e il cosiddetto product placement, tecnica solitamente utilizzata nel cinema e in TV, dove un inserzionista paga per promuovere il suo prodotto in modo poco appariscente, rendendolo “parte integrante”, ad esempio, della scenografia di una ripresa, di una fiction o di un programma televisivo.

Alla stessa maniera, PayPerPost è subdolo: i blogger affiliati al programma ricevono compensi per scrivere articoli apparentemente “neutrali”, ma segretamente con l’unico scopo di mettere in buona luce determinati prodotti.

E’ evidente come un sistema pubblicitario di questo tipo sia molto più subdolo rispetto ai sistemi di promozione contestuale diffusi nella blogosfera, e scindere la reale informazione dalla promozione diventa notevolmente più difficile: nel caso di AdSense, ad esempio, i link promozionali vengono messi bene in evidenza da un’apposita dicitura, così da non essere confusi con rimandi a pagine di contenuti originali.

Qualcuno, indignatissimo, parla già di “inquinamento della blogosfera” e di marchette, definendo PayPerPost come il killer silenzioso dell’originale natura dei blog. Il numero di blogger affiliati al programma non è noto, così come non si conoscono con esattezza le caratteristiche dei contratti e degli accordi tra PayPerPost ed i vari blogger, anche se pare che PayPerPost si riservi il diritto di approvare ogni singolo post promozionale prima di corrispondere quanto dovuto all’affiliato.

Gli interrogativi alzati da PayPerPost, che rimane comunque un servizio pienamente legittimo e legale, sono esclusivamente di tipo etico: in base alle osservazioni di vari esperti, come ad esempio Roland Piquepaille, il sistema colpisce al cuore l’affidabilità e l’indipendenza, valori fondamentale per coloro che credono nella portata rivoluzionaria del cosiddetto micropublishing: «Il sistema paga i blogger che decidono di vendere la propria credibilità. Non so se riuscirei a barattare questo valore in cambio di un pugno di dollari».