Letteratura e libri7 October 2006 10:54 am

I figli di Hurin, la fiaba più cupa del professore di Oxford

E’ stato presentato in occasione della Fiera internazionale di Francoforte - il grande appuntamento che fino a domenica raccoglie in Germania gli editori di tutto il mondo - I figli di Hurin, probabilmente la fiaba più cupa che J. R. Tolkien abbia mai scritto, lasciata incompiuta.

A terminarla ha pensato ora il figlio, Christopher Tolkien, già cimentatosi in passato con altri scritti paterni, come il Silmarillion. The Children of Hurin si annuncia come un massiccio epos dedicato alla storia dei figli di Húrin e di Morwen, ovvero Túrin Turambar e Nienor, colpiti dalla terribile maledizione di Morgoth, il primo Signore Oscuro.

Della saga si parlava da mesi, ma dopo l’annuncio della Harper Collins di avere concluso la distribuzione mondiale dei diritti per il nuovo libro (che in Italia pubblicherà la già tolkeniana Bompiani e che negli Stati Uniti uscirà in aprile) finalmente comincia a passare di mano e i traduttori si mettono al lavoro, a preparare il terreno a quello che si annuncia un nuovo grande bestseller. Dalla sua, Tolkien può vantare la forza di numeri puri e semplici, ma impressionanti: 50 milioni di copie vendute finora, ma c’è ancora spazio per crescere.

È qui che si colloca il lavoro del figlio Christopher, che ha pazientemente “resuscitato” le storie fino ad oggi disperse in tre tronconi, cui Tolkien padre mise mano per la prima volta nel 1918. Dopo quasi un secolo non ha però riscritto, ma solo editato i testi, ricavandone un organismo compatto.

I figli di Hurin sono, rispetto agli hobbit del Signore degli anelli, avversari più facili per il perfido Morgoth, il bene ha molte più difficoltà a trionfare sul male e non è detto che alla fine ci riesca, gli elfi e i nani sono un po’ meno nobili e puri. Non è detto che il suo protagonista, nella lotta contro le tenebre e la notte di una Londra spietata, condotta in un impeccabile linguaggio ottocentesco dove si sentono Dickens e Wilkie Collins, Stevenson e Le Fanu, alla fine prevalga. Anzi, per certi versi soccombe, apparentando in questo la sua avventura ai libri più apprezzati della Fiera, nei quali sembra di cogliere una indubbia fascinazione del buio e del male. Nell’opera si ravvedono echi wagneriani ma soprattutto del Kalevala, il poema epico finlandese che Tolkien conosceva molto bene, nonostante non fosse al centro dei suoi studi, focalizzati invece sull’antica filologia germanica.

Letteratura e libri, Cronaca e Società, Cultura, Politica3 October 2006 3:22 pm

Guerra, integrazione, intolleranza e l'arma del dubbio

Una guerra mondiale in corso, certamente una guerra anomala, forse una guerra non dichiarata, ma comunque una guerra. Un conflitto fatto con le bombe, la propaganda, i film, i libri, la musica.

Una guerra motivata non solo dalle religioni o dal petrolio, ma anche dalla volontà di controllare il corpo femminile. E’ lo stesso corpo delle donne il campo di battaglia. Una tesi inconsueta, ben espressa da Adriano Sofri nella prefazione del libro Non sottomessa di Ayaan Hirsi Ali: «Che il corpo delle donne sia il campo di battaglia e insieme la posta del famoso scontro di civiltà sembrava fino a qualche tempo fa un’idea balzana, o provocatoria: ora è quasi un’ovvietà. Ci siamo accorti che anche gli ultimi, quelli che non avevano da perdere che le loro catene, hanno da perdere almeno le loro donne. Quel che più conta, se ne sono accorti loro, gli ultimi: da quando le distanze si sono così accorciate da renderli spettatori di un mondo in cui le donne diventano padrone di sé». O forse nessuno l’ha espresso meglio di Hina Saleem, la pakistana di Brescia, e di migliaia di sue consorelle sconosciute.

Una guerra che conta migliaia di vittime, dalle donne sconosciute fucilate negli stadi o lapidate per la strada, ai morti illustri d’Occidente, primo fra tutti Theo Van Gogh, regista di quel Submission reo di mostrare una donna musulmana malmenata, sul cui corpo scorrevano sure coraniche: dieci minuti intollerabili per gli intolleranti. Ucciso, sgozzato, il 2 novembre 2004, dal ventiseienne (olandese integrato-integralista) Mohammed Bouyeri. L’idea dell’Olanda patria della tolleranza che tramonta, sotto il peso del passato (il primo politico assassinato con arma da fuoco fu olandese, nel 1584, per non ricordare Anna Frank e le migliaia di deportati), e soprattutto dal futuro. Un olandese su 16 è musulmano, nel 2020 le attuali minoranze saranno maggioranza ad Amsterdam, l’Aja, Rotterdam e Utrecht.

Ian Buruma, storico di nascita olandese ma a New York da trent’anni, saggista di fama internazionale (Occidentalismo - L’Occidente agli occhi dei suoi nemici, Il prezzo della colpa), si occupa del caso-simbolo di Van Gogh nel suo Murder in Amsterdam. The Death of Theo van Gogh and the Limits of Tolerance (Omicidio a Amsterdam. La morte di Theo Van Gogh e i limiti della tolleranza), in uscita negli Stati Uniti e a breve in Inghilterra, che già suscita schiere di avversari ed elogiatori: i primi lo accusano di mollezza e snobismo, i secondi lo lodano per lo sforzo di verificare sul campo i limiti del multiculturalismo, lontano dagli “alti ideali” dell’utopia dell’integrazione e dalla demagogia, ben più vivo, quotidiano, reale.

Buruma raccoglie le ironie contro «la Chiesa della sinistra», il collasso delle ideologie, anche se in questioni cruciali come queste saltano gli stereotipi di destra e sinistra. La sinistra accoglie, in nome del multiculturalismo? Hirsi Ali, accolta e integrata, lo considera un delitto. La destra è ostile agli immigrati? Semplicemente perché stranieri o perché latori di violenza e intolleranza? Al di là dei revisionismi, dei distinguo, dei “se” e dei “ma”, delle posizioni di comodo, lo scetticismo beninformato di Ian Buruma ha il pregio di fornirci l’unica arma che può fare la differenza in questa guerra: il dubbio.

Letteratura e libri30 September 2006 8:56 am

La fine della fede: è possibile farne a meno?

Nuovi Mondi Media pubblica in Italia La Fine della fede. Religione, terrore e il futuro della ragione di Sam Harris. Best seller del New York Times per oltre trenta settimane, La fine della fede è una sfida aperta all’irrazionalismo religioso, destinato a scatenare anche in Italia molte polemiche, dopo gli accesi dibattiti negli Stati Uniti e in Inghilterra. Scontri tanto aspri che lo stesso editore, sorpreso dalle posizioni talvolta estreme espresse da Harris, a tratti oltre il limite dell’intolleranza, precisa in una nota: «Pur dissociandoci in parte dai contenuti di questo libro, riteniamo che la sua pubblicazione possa contribuire al dibattito sulla laicità».

Come un moderno Lucrezio, Sam Harris intende liberare gli uomini dalle superstizioni religiose. L’autore si pone la domanda che nei momenti più bui in molti si pongono: ma non sarebbe meglio che le religioni non esistessero? Harris mette in discussione il dogmatismo e lo stesso concetto di tolleranza, uno dei pilastri del liberalismo politico: nella contrapposizione di fedi, ognuna vera per sé stessa, proprio i moderati fanno il gioco dei fondamentalisti. Per combattere l’integralismo religioso che degenera in violenza occorre per l’autore recuperare un senso del vero razionale e accantonare ogni tesi mistica e superstiziosa, priva di fondamenti verificabili.

Harris, servendosi delle sue conoscenze di neuroscienza, attribuisce alla spiritualità e al bisogno religioso origini biologiche, che affondano le proprie radici nell’atavica volontà di costruire comunità solidali fondate sul bene comune, senza dover necessariamente ricorrere a giustificazioni di tipo religioso.

Un mondo senza religioni è dunque possibile? Forse, ma lo spirito religioso fa parte dell’uomo da sempre, geneticamente o no, e non è mai venuto meno: polemizzare con la realtà è un dibattito, per quanto intrigante, piuttosto inutile.

Sam Harris, LA FINE DELLA FEDE
Ed. Nuovi Mondi Media, 2006 - 264 pagine
Prezzo di copertina: € 18,50

Spettacolo, Cronaca e Società, Cultura28 September 2006 10:55 am

Mozart censurato: «Offende l'Islam»

Ha a dir poco dell’incredibile la scelta della «Deutsche Oper» di Berlino di togliere dal cartellone Idomeneo, re di Creta di Wolfgang Amadeus Mozart, per la scena in cui si esibisce la testa mozzata di Maometto, peraltro insieme a quella del Cristo.

Scelta motivata da un moto di ribellione cristiano? Certo che no, e ad affiancare la guerra preventiva arriva la paura preventiva: il timore era quello di irritare la sin troppo frequente suscettibilità islamica.

Duro il commento del cancelliere tedesco Angela Merkel. «L’autocensura dettata dalla paura non è accettabile. Dobbiamo fare attenzione a non indietreggiare sempre di più davanti alla paura di fondamentalisti violenti», ha avvertito. La vicenda è finita in prima pagina sui giornali tedeschi, che pressochè all’unanimità condannano la decisione della soprintendente Kirsten Harms, l’autrice del “vil rifiuto”.

Divisione invece nella compagine di quella che si è temuto potesse divenire la parte lesa. Il presidente delle comunità turche in Germania, Kenan Kolat, ha parlato di decisione «scandalosa» che «sottomette l’arte alla religione come avveniva nel Medio Evo». Di avviso opposto si è dichiarato invece il segretario generale delle comunità islamiche, Ali Kizilkaya, il quale ha spiegato che per «motivi di sensibilità» nei riguardi dei musulmani lo spettacolo non sarebbe mai dovuto andare in scena.

Se la sovrintendente teatrale che ha azzerato Mozart soffra di attacchi isterici o se la sia fatta sotto, per citare alcuni prosaici commenti di cui l’hanno gratificata in patria, non è dato saperlo. Quello che appare invece certo è che, per non urtare la sensibilità dei fanatici, ormai ogni pretesto è buono per fare un passo indietro, rinununciando a un pezzo dopo l’altro di libertà di espressione, di parola, di cultura, di arte, di idee. A quando la soppressione della Butterfly, nel timore di offendere il nipponico amor proprio? Di Mozart ci rimane il Requiem: teniamocelo stretto, ci servirà.

Cronaca e Società26 September 2006 4:12 pm

Scomunica latae sententiae per Milingo e quattro vescovi sposati

Si avvia (forse e finalmente) al termine l’annosa vicenda di Monsignor Emmanuel Milingo, già assurto agli altari della cronaca per essersi sposato secondo il rito di una setta e autore di vari “fughe” da conventi e chiese, l’ultima da Zagarolo, nei pressi di Roma, dove viveva e celebrava messa. In queste ore il Vaticano ha annunciato di aver iniziato la procedura di scomunica per Milingo a causa della «condizione di irregolarità e di progressiva aperta rottura della comunione con la Chiesa».

L’ultima sfida di Milingo alla gerarchia ecclesiastica è stata l’ordinazione di quattro vescovi sposati, come lui facenti parte di quella che la Chiesa definisce come «una nuova associazione di sacerdoti coniugati» che sta seminando «divisione e sconcerto tra i fedeli». Nella nota della Santa Sede si legge come, insieme ai quattro neo-vescovi «è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal Canone 1382 del Codice di diritto canonico».

L’ordinazione della discordia è avvenuta ieri a New York, dove Milingo ha ordinato quattro nuovi “vescovi sposati”, appartenenenti al movimento «Married Priests Now» fondato negli Usa nel luglio di quest’anno dallo stesso arcivescovo.

Se in passato il caso-Milingo era legato alle cosiddette “messe di guarigione”, agli esorcismi di forte impronta africana ma che avevano trovato un forte consenso anche in Italia, dopo il matrimonio contratto con Maria Sung, avvenuto nell’alveo della setta del reverendo Moon, Milingo torna ora all’attacco entrando in diretta collisione con il Vaticano e rompendo in modo esplicito la regola del celibato, mentre proprio questa norma è oggi al centro di numerosi e accesi dibattiti.

Spettacolo, Letteratura e libri, Cronaca e Società, Politica 11:49 am

Siamo in guerra! Voi ci state?

George Bush afferma che gli americani pregano per lui, mentre l’America del suo “terzo risveglio” di religiosità assomiglia sempre più ad una democrazia teocratica. Eppure, nella stessa America, Jesus Camp, documentario che racconta la realtà dei campeggi estivi per bambini evangelici, diventa un affare da milioni di dollari, insieme al libro Lettera ad una nazione cristiana, la terza pubblicazione più venduta in Internet.

Un tam-tam che dalla proiezione al Tribeca Festival fino all’uscita nelle sale, ha condotto il documentario di Heidi Ewing e Rachel Grady al centro di una discussione sulle pulsioni ultrareligiose dell’amministrazione Bush: il film descrive, infatti, la storia di tre bambini, seguiti durante la loro vacanza di “addestramento religioso” al campeggio “Kids on Fire” di Devils Lake, in North Dakota, tra attività ricreative che spaziano da sessioni di preghiera davanti a un’immagine del presidente degli Stati Uniti per la fine della pratica abortiva a veri e propri indottrinamenti: durante il film, la religiosa evangelica Becky Fischer, fondatrice del campo, chiede gridando ai suoi allievi in tuta mimetica: «Siamo in guerra! Voi ci state?». Un lavaggio del cervello da far invidia alle madrasse islamiche.

Aperte le porte di un mondo nascosto agli occhi dei più, le polemiche non si sono fatte attendere. E allora, alimentate da un fitto passaparola su Internet, le voci su Jesus Camp montano e ne fanno un vero e proprio caso, che scatena le furie del reverendo evangelico Haggard, capo spirituale di 30 milioni di fedeli, che sferra il suo attacco contro il documentario: «E’ propaganda dell’estrema sinistra, che demonizza gli evangelici».

Ad gettare benzina sul fuoco arriva ora anche Lettera ad una nazione cristiana, e parallelamente all’uscita del documentario scoppia anche un caso editoriale. Il pamphlet di Sam Harris, si pone l’obiettivo di «armare tutti gli americani ragionevoli» di argomenti potenti per combattere la destra teo-con, i neoconservatori Usa di forte impronta religiosa.

«Il presidente degli Stati Uniti ha più volte affermato di essere in dialogo con Dio - scrive Harris nel suo libro - Se avesse detto che parla con Dio attraverso un asciugacapelli, sarebbe un’affermazione da emergenza nazionale. Io non vedo come l’aggiunta di un asciugacapelli renda la sua affermazione più grottesca o offensiva».

Dopo un’uscita in sordina, rimbalzando sul web di sito in blog, quello di Harris è diventato in poche ore il terzo libro anti-Bush più venduto su Amazon.com, preceduto solo dal libro del presidente Hugo Chavez e da La più grande storia mai raccontata: declino e caduta della verità dall’11 settembre a Katrina del famoso opinionista del New York Times Frank Rich. Il nuovo sogno americano (anti-Bush).

Cronaca e Società, Cultura, Politica25 September 2006 9:23 am

I libri fanno bene all'economia (e chi li legge). Parola di esperti.

Esiste un nesso tra la scarsa propensione degli italiani a leggere libri e l’andamento a dir poco anemico del nostro Pil? Gli editori - forse con una punta di malizia - sono convinti di sì e, dati economici alla mano, propongono al governo una campagna nazionale per la promozione della lettura.

Il quadro che emerge dal Libro bianco dell’Aie (Associazione Italiana Editori) è decisamente scoraggiante. Nel 2005 il 57,7% degli italiani sopra i sei anni non ha letto neppure un libro; un altro 20% ha letto solo da uno a tre libri. I lettori definiti “fortissimi”, che leggono 20 o più libri all’anno, sono scesi al 9%. E anche il divario tra Nord e Sud si è accentuato negli anni: nel Meridione solo il 30% ha letto almeno un libro nel 2005, contro il 50,4% del Nord.

Il paragone con gli altri Paesi europei è allarmante, ed è qui che entra in gioco il Pil. In termini di libri letti e di spesa pro-capite per acquistarli, l’Italia è terz’ultima, seguita solo da Grecia e Portogallo. Una ricerca economica ha messo in luce, regione per regione, un’impressionate parallelismo tra numero di libri letti e rispettivo contributo all’economia nazionale: se la Calabria, ad esempio, avesse avuto negli anni Settanta il tasso di lettura della Liguria, oggi avrebbe una produttività di 50 punti più alta.

Finora, l’idea di una campagna nazionale per la lettura ha raccolto il plauso del presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, mentre Fabio Mussi, ministro per la Ricerca, si è impegnato a caldeggiare la proposta in Consiglio dei ministri. Il governo, da parte sua, ha sta progettando un primo abbozzo di campagna promozionale in televisione.

Tra il serio e il faceto, Cronaca e Società, Cultura23 September 2006 12:33 pm

...dello scrittore.

Uno scrittore affermato guadagna 17,5 euro l’ora, un idraulico 166,6. E’ quanto emerge dalla comparazione fra due mestieri fatta da Caterina Soffici per il «Giornale». Si arriva infatti al magro mensile di 1.540 euro per lo scrittore e a quello di 14.660 euro dell’idraulico: differenze di reddito che inevitabilmente producono differenze di civiltà.

Insomma, scrittori best seller eslusi, la categoria se la passa maluccio. La Soffici ritiene così di spiegare perché «l’idraulico ha la casa al mare, viaggia minimo in SUV e fa le vacanze ai tropici mentre lo scrittore affermato no».

Ma il dubbio rimane: perché tutti vogliono fare gli scrittori e non si trova mai un idraulico? Domanda ingenua, se prima di porsela non si pensa a dove mettono le mani gli uni e a dove le mettono gli altri.
Anche se poi, in fin dei conti, quello che si tocca è lo stesso.

Letteratura e libri, Cultura21 September 2006 9:19 am

Lo stil molto novo dello Zanichelli 2007

Ero a casa comodoso e sono andato a smucinare tra le mail: quei furbetti m’hanno riempito la casella di phishing. E’ tutto un magna magna. Ora vado a fare un po’ di parkour al bioparco con quel gruppo di lampadati. Slang giovanile? No, è lo stil molto novo dello Zingarelli 2007.

Nell’ultima edizione del più famoso tra i vocabolari, si annunciano sorprendenti novità, e smucinando tra le pagine risultiamo un cicinino più furbetti e morbidosi, incalliti giocatori di Sudoku e lampadati.

Un lungo lavoro redazionale che non rincorre forzatamente neologismi o esotismi - come specifica lo stesso editore - ma si basa su una fusione di strumenti lessicografici vecchi e nuovi, incorporando nello studio testi antichi e letterari, banche dati di periodici e i motori di ricerca di Internet.

Nella ricerca delle 1700 nuove voci di questa ultima edizione, ci si è ispirati alle accezioni della cronaca, che parla di maxiemendamento, eurocommissario e quote rosa, senza dimenticare fatti di attualità come i numerosi infanticidi ai danni della propria prole che nel gergo diventano figlicidi, nell’attesa che l’uxoricidio si trasformi in moglicidio o mariticidio.

E per l’italiano sempre più giocoso, novità anche nell’intrattenimento. Dal bingo al Sudoku, all’espressione ritirare la maglia, per chi sceglie di ispirarsi alla contemporaneità post-mondiali, tra finti reality e veri moviolisti (e viceversa).

Interessante anche la volontà di rimanere al passo coi tempi, anche con gli strumenti interattivi. Nel CD-ROM allegato si trova la flessione di tutti lemmi che permette di ripescare la parola di origine, ascoltare la pronuncia di termini stranieri entrati nell’uso comune, divertendosi anche a cercare anagrammi, palindromi, bifronti e antipodi nella sezione “Giochi con le parole”.

Spettacolo, Letteratura e libri20 September 2006 10:52 am

La nuova regina della narrativa romantico-vampiresca, tra libri e film per la tivù

Una serie di libri di successo, un tour in Italia e un film in arrivo. Un genere che oscilla tra il romantico e l’hard-boiled al femminile: la nuova regina della narrativa horror-vampiresca è Laurell K. Hamiton.

Se amate le storie di vampiri, questa è la scrittrice per voi. Protagonisti assoluti delle sue storie, che la Hamilton racconta in modo brillante e divertente, sono proprio loro: tanti, organizzati, onnipresenti e terribili. In un mondo futuribile Anita Blake svolge un lavoro decisamente strano: è Risvegliante presso la Animators Inc. di St. Louis. Sostanzialmente il suo compito è quello di resuscitare per qualche ora i defunti, quando ve ne sia la necessità (ad esempio per farli testimoniare in un processo). Ma Anita svolge anche una seconda professione, quella di cacciatrice di vampiri. In questa realtà stravagante i vampiri sono tanti, vivono indisturbati fra gli umani e sono “legalmente riconosciuti”, anche come nuova chiesa, ma non devono derogare dalle regole che sono state loro imposte. In caso contrario arriva lei con proiettili rigorosamente d’argento, gli unici adatti a fermare un vampiro. “La Sterminatrice”: così viene chiamata nell’ambiente. Eppure proprio a lei, nel primo romanzo della serie, si rivolge un vampiro molto preoccupato, incaricandola di trovare il terribile serial killer che sta gettando nel panico la comunità vampiresca cittadina. Forzata nella scelta da un ricatto, Anita accetta l’indagine entrando così in un mondo misterioso, affascinante ma estremamente pericoloso dove i poteri soprannaturali si mescolano con personalità travolgenti e carismatiche.

Nata nel 1963 a Heber Springs in Arkansas, Laurell K. Hamilton è rimasta orfana di madre per un incidente d’auto nel 1969, ed è cresciuta con la nonna, che raccontando alla nipote storie dell’orrore fece nascere in lei l’interesse per quel mondo. Ha scritto il suo primo racconto a dodici anni, e ha pubblicato il suo primo romanzo, Nightseer, nel 1992. Nel 1994 esce Guilty Pleasures (tradotto in italiano in Nodo di sangue), il primo libro della serie di Anita Blake, che decreta il suo successo. Dal 2000 affianca a questa un’altra serie, Merry Gentry, legata al mondo delle fate.

Poche autrici riescono come lei a divertire i lettori, offrendo con i suoi romanzi puro intrattenimento, consacrandola negli anni come una delle scrittrici di letteratura dark-fantasy più apprezzate dai lettori di ogni età. Non è un caso che i tredici romanzi della serie Anita Blake (alcuni tradotti in italiano) siano, a ogni loro apparizione, regolarmente in cima alla lista dei best-seller del New York Times.

Alla base della serie non ci sono film o romanzi dell’orrore, bensì la passione dell’autrice per la letteratura hard-boiled, in particolare per i romanzi di Robert B. Parker. Una passione letteraria che si è unita al desiderio di creare un personaggio femminile forte che, al pari dei protagonisti maschili del genere, fosse in grado di contenere le emozioni o il rimorso. La sua protagonista, nella migliore tradizione hard-boiled possiede una pistola inseparabile ed è un’investigatrice alle prese con casi ispirati alla realtà criminale quotidiana, anche se immersi in un mondo dominato dalla magia. È nata così Anita Blake, personaggio a metà tra il popolare detective dell’occulto Jules de Grandin e il cacciatore di vampiri Abraham Van Helsing. In più, sul filone della letteratura vampirica moderna, rappresentata dalla cronache di Anne Rice, “la Sterminatrice” combatte mostri pericolosamente affascinanti, catturando nella classica mystery story anche la vena romantica propria della scrittrice di New Orleans.

Forse, il segreto di Laurell K. Hamilton sta proprio nel saper miscelare i generi con maestria. «Utilizzo tutti i generi: ogni libro contiene un elemento romantico, uno horror e una sottotrama mystery». In particolare l’elemento romantico si è imposto proprio con Luna Nera, quarto libro della serie, in seguito al quale la Hamilton, al principio recalcitrante, ha dovuto ammettere che il romanticismo era sempre stato parte integrante dei suoi romanzi.

E ora i racconti della Hamilton promettono di essere tradotti anche sul piccolo schermo. La Digital Domain ha firmato un contratto per produrre un film per la televisione basato su Nodo di Sangue, il primo romanzo della serie. La sceneggiatura sarà scritta a quattro mani dalla Hamilton stessa e dal marito Jon, e la scrittrice avrà anche parte nella scelta del cast. In questo momento la stesura della sceneggiatura non è ancora stata completata e le fasi seguenti della pre-produzione, scelta del cast compresa, non sono ancora cominciate.

Della serie di “Anita Blake”:
NODO DI SANGUE (Ed. Nord, 2003)
RESTI MORTALI (Ed. Nord, 2006)
IL CIRCO DEI DANNATI (Ed. Nord, 2004 - Ed. TEA, 2006)
LUNA NERA (Ed. Nord, 2004)
POLVERE ALLA POLVERE (Ed. Nord, 2005)
IL BALLO DELLA MORTE (Ed. Nord, 2005)
Burnt Offerings (1998 - in lingua inglese)
Blue Moon (1998 - in lingua inglese)
Obsidian Butterfly (2000 - in lingua inglese)
Narcissus in Chains (2001 - in lingua inglese)
Cerulean Sins (2003 - in lingua inglese)
Incubus Dreams (2004 - in lingua inglese)
Danse Macabre (2006 - in lingua inglese)

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